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Marco Cruciani

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Pensieri in libertà


Insegnategli a perdere

Pubblicato da Marco Cruciani su 27 Giugno 2014, 20:00pm

Insegnategli a perdere

Conosco un sacco di ottimi allenatori. Uomini e donne che svolgono con passione il loro lavoro, soprattutto nei settori giovanili e nelle serie minori. Persone attente alle mille sfaccettature di un compito delicato e affascinante come quello che hanno deciso di portare avanti. Spesso tra mille difficoltà, da quelle logistiche a quelle economiche, a quelle “comportamentali” di tutti le componenti che gravitano intorno al pianeta squadra. L’allenatore è colui che insegna i fondamentali, la corretta esecuzione dei gesti tecnici da mettere al servizio del progetto di squadra, i meccanismi tattici che consentono di raggiungere il risultato, il fine, lo scopo principe del gioco. Costruire buoni giocatori, bravi atleti, creare la chimica, l’alchimia di squadra, misurarsi con l’avversario nel rispetto delle regole e cercare di mettere nel mirino i giusti obiettivi. Per vincere. Per essere “dei vincenti”. Ma quanti ci riescono ? Quanti, nel mare di atleti, squadre, società, allenatori, preparatori… alla fine, vincono ? Pochi, pochissimi. Basti pensare che, tanto per fare un esempio, in un girone di dodici squadre, solo una vince e magari un paio retrocedono pure… Ma una sola vince. E le altre ? Sono, come minimo, “non vincenti”. Certo, ognuno ha i suoi obiettivi ma, alla fine, quelli che non vincono sono la maggioranza. Perchè se non sei in vetta alla classifica, è inevitabile che tu abbia seminato lungo il cammino più sconfitte di chi è lassù in cima. Per questo, forse, è davvero fondamentale imparare a gestire la sconfitta. Nella singola partita di regular season, nella sfida decisiva, nella finale. La retrocessione, come la mancata promozione o il campionato anonimo. Lo sappiamo, si gioca per vincere, ma non è detto che ci si riesca. Banale, molto. Ma terribilmente vero. E allora è necessario allenarsi, con la stessa determinazione che si usa per vincere, per metabolizzare la sconfitta. La vittoria da un senso, un premio, al lavoro, all’impegno, alla fatica e alla passione. La sconfitta brucia, delude, scoraggia, deprime. Ma anche quella ha un senso. Perdi perché ha incontrato un avversario più forte di te, un avversario che nella circostanza ha dimostrato di essere migliore; perdi anche perché a te è mancato qualcosa… Convinzione, grinta, voglia, rabbia, determinazione… Forse anche perché oltre a non crederci non hai lavorato proprio al meglio per arrivare pronto all’appuntamento. Perdi perché hai dei limiti, perché stai facendo un cammino e non sei ancora pronto o maturo per vincere. Puoi perdere per un errore o una serie di errori di chi è deputato a far rispettare le regole del gioco. Capita di perdere contro avversari sleali, che aggirano le regole, le usano per farle diventare beneficio. Perdi perché hai la testa altrove, altri pensieri che ti fanno stare sul campo poco e male. E’ qui che il tuo allenatore diventa maestro, istruttore, educatore. E’ qui che devi avere l’umiltà di ascoltare, accettare la critica, capire gli errori. "Elaborare fino ad assimilare completamente" e andare avanti. Fare della sconfitta una risorsa per continuare a crescere, continuare a lavorare per vincere la prossima volta, o almeno provarci, con un bagaglio ancora più ricco di esperienze, di conoscenze, soprattutto sui propri limiti e su cosa fare per superarli. Allenare i propri atleti alla sconfitta non significa abituarli a perdere. Significa dare a loro gli strumenti per andare oltre, per salvare ciò che ha funzionato, per porre basi nuove, più ricche, dove si continuerà a costruire. La sconfitta è un boccone amaro, che diventa lezione. Preziosa. Non va sprecata, perché è un’opportunità. Leggerla e comprenderla, per diventare più forti è il segreto. Forse i più forti, sono quelli che meglio degli altri hanno capito questa lezione. Non si sono fermati di fronte alle difficoltà, non hanno mollato ai primi aliti di vento contrario, hanno continuato a credere in se stessi, nel proprio potenziale, nel proprio talento, nella capacità di poterlo affinare attraverso il lavoro costante, un lavoro migliore. Che risorsa incredibile quella di saper crescere nella sconfitta ! Fortunati quelli che nel corso della loro esperienza sportiva capiscono questa non-regola e hanno la fortuna di avere accanto qualcuno… capace di impartire questa lezione. Perché forse, servirà più delle medaglie, dei campionati vinti, delle promozioni. Servirà infinitamente nella grande partita della vita. Quella dove magari le “sconfitte” bruciano di più, fanno più male, feriscono, provocando dolori profondi. La vita di ognuno di noi, qua e là, è disseminata di sconfitte. Di voti ingiusti a scuola, di esami non superati, di amici che tradiscono la nostra fiducia, di cose care che ci vengono tolte, di abitudini che improvvisamente dobbiamo cambiare. La vita è fatta di occasioni che sfumano, di luoghi considerati familiari in cui potremmo non entrare più per periodi più o meno lunghi, di posti di lavoro che spariscono, di insegnanti, colleghi, superiori... che non hanno alcun rispetto di noi, di quello che siamo, dei nostri sogni... La vita è fatta di amori che finiscono, di uomini e donne che passano, anche con disinvoltura, da un “non ci lasceremo mai” ad un “non ti amo più”. La vita è fatta di figli che “tradiscono” le tue attese, di genitori che non condividono le tue scelte, di fratelli sembrano togliersi il tuo stesso sangue dalle vene. La “sconfitta” è qualcuno che ferisce i tuoi sentimenti, che attacca la tua autostima, le tue certezze. Qualcuno in cui credi, che davanti a te usa una maschera e alle tue spalle si rivela per quello che è... Magari, sei fortunato, e non vivrai mai qualcosa del genere. Ma se ti capita, sentirai lo sgradevole retrogusto amaro della sconfitta. Il senso di frustrazione provato qualche volta, uscendo dal campo battuto. E non è detto che guardandoti intorno incrocerai lo sguardo del coach, potrai ascoltare le sue parole, la sua stretta di mano forte come una scossa di energia capace di farti “ripartire” se non subito almeno di lì a poco. Dovrai aver imparato la lezione, ricordarla. E usare la stessa forza, la stessa voglia che ti faceva tornare in palestra a fine agosto per ricominciare a sudare e a sognare. Spero che i miei figli possano fare tanto sport, di squadra o individuale che sia. Che possano conoscere la gioia del successo, dello stare davanti a tutti. Ma sono sicuro che le cose più importanti le costruiranno sulle sconfitte. Da lì, ne usciranno più forti. Anche grazie ai loro allenatori. Quelli più bravi, quelli vincenti davvero, sono quelli che ti insegnano le cose più complicate: che ti insegnano a perdere...

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