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Marco Cruciani

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Pensieri in libertà


Un momento anche per te

Pubblicato da Marco Cruciani su 25 Giugno 2014, 16:42pm

Un momento anche per te

Curiosa la vita degli “sportivi”… Passano una bella fetta del loro tempo migliore, quello in cui danno ai sogni il vigore e la forza fisica tipiche dell’esuberanza giovanile, cercando di costruire qualcosa che assomiglia davvero più ad un sogno che a qualcosa di reale… Si attorcigliano, si aggrappano con l’energia di una pianta rampicante al fusto di uno sport individuale o di squadra e lo fanno diventare amore. Totale, a volte sofferto, ma in fin dei conti appagante come nient’altro. Con la loro squadra che diventa una seconda famiglia, rincorrono traguardi sportivi, record, promozioni. Rincorrono tutto e imparano tanto. Sognando un gol sotto la Curva Nord, un canestro o una schiacciata in un PalaEvangelisti pieno come in certe notti magiche e, senza accorgersi…. costruiscono se stessi. Lo abbiamo fatto tutti questo cammino. Attraverso lo sport. Con le sue regole, i suoi pregi e i suoi difetti. Con le chiacchiere dello spogliatoio, la fatica di certi allenamenti, la partita dell’anno, le serate in pizzeria a festeggiare anche niente, le trasferte in pullman, e mille altre cose ancora. Imparando che nessuno ti regala niente o… molto poco, che devi metterci il meglio di te, che qualche volta per la squadra sei una palla al piede e che spesso la squadra si appoggia a te per non affondare. E altri dettagli che metti nel sacco, insieme a scarpe e ginocchiere… Come per esempio che… non sempre si è tutti amici, che ci sono invidie, gelosie, che gli ostacoli che trovi sul tuo cammino non sono solo dall’altra parte del campo o della rete. Qualche volta sono anche tra quelle che consideri le tue maglie, la tua famiglia, quelli che dovrebbero conoscerti meglio e apprezzarti per quello che sei. Piccolo viaggio, nel mondo dello sport. Che di sfaccettature ne contiene diverse altre centinaia… Ma quelle che abbiamo citato, bastano e avanzano. E’ curiosa davvero la vita degli “sportivi”, spesso convinti di dedicarsi alla parte ludica della vita… e ignari del grande allenamento che stanno facendo, per quella che sarà poi, o anche nel mentre, la vita reale. Si, proprio quella “partita” lì, che giochi tutte le sante mattine in cui l’arbitro fischia l’inizio di una nuova giornata. Crescendo, diventando adulti, quel tempo si allontana. Sembra così lontana quell’epoca, che invece ti rimane incollata addosso come una lezione che non si cancella. E allora, giù dal letto, anche oggi la tua partita è appena iniziata…. La sfida contro te stesso, contro i tuoi limiti… Contro la paura di non essere abbastanza, di non essere adeguato per i compiti che ti hanno assegnato. Eppure sembra una partita così banale, così “solita”… Ma ognuno ha le sue fisse, le sue paure, i suoi lati deboli. Che combatti prima di tutto dentro di te, da solo, costruendo la parte corazzata di te, compiendo certi piccoli passi, invisibili agli occhi del mondo. Poi magari, sei più fortunato di quello che pensi… Perché c’è la tua squadra (genitori, fratelli, amici, amori…), quella che ti vuol bene davvero, che è pronta a sostenerti, che vuole vincere insieme a te la partita, che ti stima molto più di quanto tu stimi te stesso. Una squadra che è pronta a fornirti mille ragioni, spesso quelle decisive, per abbattere il diaframma invisibile che separa la vittoria dalla sconfitta. Se non fossi stato dentro una squadra non l’avrei mai capito… Poi naturalmente, anche nelle giornate più normali, ci sono gli avversari. Quelli leali, che giocano con le tue stesse regole, e quelli scorretti; quelli che, se possono, molto banalmente, provano a fregarti. Sono un po’ quelli che “tifano contro”, che ti dicono che sei scarso, che non potrai mai farcela, che i tuoi limiti sono così evidenti che solo l’idea di giocarle, certe partite importanti, rasenta la follia. Avversari subdoli, antipatici, scorretti, ma, quando noi vogliamo, terribilmente convincenti. Che ti angosciano al punto da farti pensare che forse hanno ragione loro. E ti fanno piangere. Lacrime di rabbia e di dolore. Quelle lacrime così dolorose che mentre ti riempiono gli occhi, ti annebbiamo la vista al punto che… non riesci più a distinguere il colore delle maglie… Ma… Ma questi non sono i miei colori ? Ma questi non dovrebbero giocare con me ? E’ che a volte ti ritrovi a piangere così tanto, da non distinguere più i colori… Avversari, compagni, sembra tutta una squadra… Già, la grande partita della vita. Con le sue regole, le sue sfide, i tuoi compagni e gli avversari. Inseguivi il sogno di diventare l’idolo della curva, ti stavi allenando per quello e, invece, stavi giocando per tutt’altro… Per partite vere, serie, importanti. Quelle che cambiano la tua vita e quella dei tuoi “compagni di viaggio”. Sì, anche a te che, ad un certo punto, per certi strani meccanismi, ti sei convinto di essere un giocatore che “farà panchina” tutta la vita… Che entri nello spogliatoio sapendo che la tua maglia è la numero tredici. Come ai tempi romantici in cui i titolari avevano quelle dall’uno all’undici… E se tu non sei il secondo portiere, e quindi non ti danno la dodici: vai dritto verso la tredici, che sei sicuro sarà sempre la tua. Come se nella lista che consegnano all’arbitro ci fosse solo un nome prestampato: il tuo, tra i panchinari. E allora ti abitui. Ti alleni, per carità, ci mancherebbe. Fai il tuo. Perché comunque ti piace il gioco, l’ambiente, la squadra, lo spogliatoio, l’attesa della partita, il riscaldamento… Magari ti ritagli un ruolo diverso, senti di essere parte del gruppo, sai “fare gruppo” e questo pare già abbastanza. Ma la partita no… quella resta un’utopia. Un po’ ci soffri, un po’ te ne fai una ragione. Ma forse ci soffri più di quanto dai a vedere. Però non è così che funziona. Nella vita, in nessun gioco, in nessun campionato, con nessun allenatore, con nessuna squadra si resta in eterno in panchina. Anche se ti vogliono far credere che in fondo lì si sta anche bene: meno responsabilità, meno rogne, meno pericoli… Arriverà il tuo momento. Certo che ci sarà. Ci sarà proprio… un momento anche per te. Per spiccare il volo, per riprenderla in mano da protagonista la tua partita e soprattutto la tua vita, con una maglia da titolare, respirando a pieni polmoni il profumo frizzante della libertà. Abbiamo sempre detto che è bello esserci. Anche lì, tra il pubblico. A vedere certi giocatori alzarsi dalla panchina, aggiustarsi maglia calzettoni e ginocchiere, come uno che pare sistemarsi una cintura di sicurezza… Vederli ricevere le ultime parole del coach e una pacca sulla spalla. E’ proprio in quei momenti lì, che viene spontaneo anche a te, alzarti in piedi, come se in campo, ci andassi anche tu. Ma tu sei solo lì per applaudire quel momento. Magico. Io ci ho sempre creduto, come ci hai creduto anche tu. Sapevi benissimo di essere un "giocatore" come tutti gli altri. Con qualcosa di speciale. Per questo è arrivato. Il momento, anche per te. Metti in moto. Adesso, aspetta solo la prima alzata e poi… apri le braccia, e poi… vola…

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