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Marco Cruciani

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Pensieri in libertà


Noi Siamo Perugia

Pubblicato da Marco Cruciani su 13 Maggio 2016, 20:00pm

Noi Siamo Perugia

Nei giorni scorsi mi è capitata tra le mani una vecchia foto scattata nell’ottobre 1984, quando venne inaugurato il nuovo Palasport di Perugia che, dunque, è entrato nel suo trentaduesimo anno di vita.

Ovviamente, quello di oggi, non è più l’impianto di allora. Questo è un dato di fatto, nel bene e nel male. E, bene o male, quello che è successo in questi trentadue anni, forse, meriterebbe qualche domanda, qualche riflessione, diversi approfondimenti. Trentadue anni che hanno cambiato non solo il Palasport intitolato a Giuseppe Evangelisti, ma tutta la città e la nostra vita.

Magari molte persone che in questi anni hanno vissuto l’impianto perugino, che forse lo hanno trasformato, smontato, potrebbero dire la loro, magari anche solo – e sarebbe importantissimo – per ricostruirne la storia. Finora non mi pare sia successo e anche questo è un fatto. Piuttosto emblematico. Raccontare, spiegare, potrebbe significare assumersi qualche vaga responsabilità e, in questo “sport”, molti preferiscono defilarsi… Trentadue anni di storie, scelte, soprattutto politiche, gestionali, organizzative, hanno portato all’Evangelisti di oggi, oggetto di qualche legittima polemica.

Senza entrare nel merito delle stesse, credo che sarebbe interessante domandarsi cosa è stato fatto, in termini di “scelte politiche”, per far si che il più grande impianto sportivo dell’Umbria fosse utilizzato per VALORIZZARE le ECCELLENZE SPORTIVE di questa nostra terra. Una casa dello sport e al tempo stesso una vetrina delle capacità organizzative, manageriali ed agonistiche, da mostrare con orgoglio al resto del mondo. Cosa è stato fatto ? Forse, non molto.

Chi ha più memoria sportiva di me potrà correggermi. In trentadue anni quante eccellenze sportive sono passate da qui e, nell’indifferenza quasi totale della “politica”, sono morte ? La prima esperienza della pallacanestro (Italcable e poi Enrico Fermi) dell’inizio degli anni ottanta che portò proprio alla nascita dell’Evangelisti; quelle successive, sempre nella palla a spicchi, che si sono susseguite con scarsa fortuna-attenzione negli anni, fino alla più recente, targata Liomatic, durata purtroppo molto poco. Ventiquattro stagioni di pallavolo femminile con il marchio Sirio, quello che ha portato in Umbria i più grandi successi sportivi di squadra di sempre. Nove stagioni per il Perugia Volley di Claudio Sciurpa, di cui otto in A1. Eccellenze, senza dubbio. Come lo furono anche quelle del Calcio a cinque dell’era Gaucci, Campione d’Italia nella stagione 2004-2005. Come lo fu la grande boxe dell’epopea di Gianfranco Rosi, come lo furono grandi manifestazioni di arti marziali o quelle, ancora vive, dedicate al pattinaggio.

Oggi, grazie al cielo (e agli imprenditori che ancora investono nello sport) le eccellenze si chiamano Sir Safety (da sei stagioni a Perugia) e Wealth Planet (da quattro stagioni) nella pallavolo. Un patrimonio preziosissimo e non solo sportivo…

Vogliamo negare che a livello di immagine Perugia abbia avuto negli ultimi anni qualche “problemino” ? Ecco, e allora, come “ribaltare” l’immagine negativa di una città bellissima come la nostra ? Certamente risolvendone i problemi, ma forse anche specchiandosi nei propri risultati sportivi, sostenendo le proprie squadre, i propri campioni, quelli che “vestono” nel mondo il nome di Perugia.

Quanti campioni in tante discipline, italiani e stranieri, abbiamo avuto la fortuna di abbinare al nome di Perugia ? Moltissimi. Ricordate una qualche politica di promozione, di marketing, legata ai campioni che hanno fatto sport all’Evangelisti, come simboli della città ? Per alcuni anni abbiamo avuto due squadre nella massima serie della pallavolo italiana. Dicevamo, siamo la “Capitale della Pallavolo Italiana”. Ma, alla fine, era solo un gioco lessicale di chi fa comunicazione. Un “brand” che nessuno ha mai “sfruttato” davvero. Men che meno chi ha amministrato negli anni questa città.

Eppure nulla è più vendibile, nulla è più positivo di quanto arriva attraverso lo sport, i suoi valori, i suoi campioni, il suo contesto di passione e partecipazione. Perugia avrebbe molto da dire in questo campo, in molte discipline. Perugia attraverso lo sport potrebbe veicolare sempre di più un’immagine migliore, costruttiva, pulita, spettacolare. Proporsi come “Città dello Sport” attraverso coloro che qui, nei nostri impianti fanno sport e che da qui trasmettono al mondo i valori tipici dell’attività sportiva. Non è quello che, per fare un altro esempio, cerca di trasmettere anche un atleta molto speciale come Leonardo Cenci, con la sua Associazione e il suo modo di testimoniare il valore dell'attività fisica nella vita di ognuno di noi ? Una Perugia “Capitale dello sport, una “Perugia sportiva” come marchio, brand, elemento distintivo, potrebbe accendere sempre di più le luci sulla città, attirando magari anche aziende disposte ad investire nello sport perugino. Oggi si dice che bisogna “fare sistema”. Aria fritta o qualcosa di veramente realizzabile, anche nello sport ? E allora perché non mettere insieme, in un progetto di promozione globale, tutta la città sportiva, con tutte le sue discipline, con tutti i suoi campioni, grandi o piccoli che siano… Quelli del calcio, del volley, del basket, del rugby, dell’atletica, solo per fare qualche esempio. Creare una simbiosi tra città e sport, monumenti e campioni, sportivi veri e sportivi di tutti i giorni, professionisti e dilettanti. E' possibile ? Si. Ma ci vuole coraggio. Ci vuole, per esempio, il coraggio di non pensare solo a "fare cassa", il coraggio di aprirsi ad un confronto serio, il coraggio di rendere migliori gli attuali impianti sportivi e non vederli solo come scatole in cui fare business: impianti che accolgano, che aprano le loro porte alle realtà sportive, invece di allontanarle. Qui è la politica che deve fare la sua parte. E' la politica che deve mettersi al servizio della Città, come immaginiamo che debba essere... Quello che, invece, negli anni, abbiamo capito della politica, è che forse, spesso, si è occupata degli interessi di pochi.

La maggior parte di noi cittadini - sportivi e non - è rimasta fuori da certi ambiti privilegiati. Noi, siamo il resto... E siamo la maggior parte. Quelli che corrono al percorso verde e sostengono con passione i campioni che vestono le maglie delle nostre squadre. Noi siamo quelli che, insieme, possiamo ancora dire, con orgoglio: “Noi siamo Perugia”.

Si, “Noi siamo Perugia”. Noi siamo la parte migliore, la parte vera, positiva, che lavora giorno dopo giorno per raggiungere attraverso i valori dell’impegno e della passione un risultato positivo: che sia uno scudetto o stato psicofisico migliore, non cambia. Noi siamo Perugia. Questa è la nostra città, questi sono le cose in cui crediamo. Il resto non ci appartiene.

"Noi siamo Perugia” potrebbe essere un’operazione di altissimo profilo sociale, culturale, che potrebbe cambiare in meglio il modo di vivere di ognuno di noi. Bello ? Può darsi. Ma credo che quest’idea rimarrà probabilmente solo un sogno. Ci vorrebbe un sacco di buona volontà e molto coraggio. Per dire qualcosa che non abbiamo mai detto e di cui forse ci vergogniamo anche un po’. Io, l’ho urlato dentro il microfono dell’Evangelisti, anche prima della finale scudetto. NOI, SIAMO PERUGIA. Perché credo che lì, in quei momenti, in quel catino dalle volte lignee, ci sia molta della parte migliore della nostra città, della nostra regione, di questo paese e della nostra vita.

Lì, ci siamo noi. NOI, SIAMO PERUGIA.

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