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Marco Cruciani

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Pensieri in libertà


Frecce. Nell'arco di Dio

Pubblicato da Marco Cruciani su 16 Febbraio 2015, 14:30pm

Frecce. Nell'arco di Dio

A molti di noi adulti, una volta diventati genitori, sarà capitato di leggere una poesia sui figli, scritta dal poeta e filosofo libanese Khalil Gibran. Che inizia con una frase apparentemente “spiazzante”: i vostri figli, non sono figli vostri. Ma, incipit a parte, la poesia contiene, ovviamente, grandi dosi di verità. Forse davvero delle verità assolute. Ce lo chiediamo spesso, noi, inadeguati genitori del terzo millennio, spesso stupiti davanti a quella che potremmo certamente chiamare saggezza, che sono capaci di esprimere i nostri figli. Che a dieci o quindici anni, ragionano e agiscono in un modo che davvero ci stupisce, ci sorprende, ci disorienta nel senso migliore del termine. Capita di sentirli parlare, di ascoltare i loro pensieri e, una volta che sono tornati alle loro cose, mamma e papà restano lì, a guardarsi, con occhi un po’ stupiti… Oppure si domandano: “Hai sentito ?”. E allora capisci davvero che “non sono figli tuoi”. Che c’è una tale ricchezza dentro di loro, un bagaglio di sensibilità, di idee… c’è un tesoro, che non è davvero roba nostra. “Voi potete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri, poiché essi hanno i propri pensieri”. E’ vero: quello che c’è dentro di loro è davvero tutta “materia loro”. Noi, fino ad ora, vivendo meglio che potevamo la nostra vita, abbiamo al massimo fatto vedere “come si fa”, quello in cui crediamo, quelli che sono i nostri valori e li abbiamo messi in pratica. Ma non basta. Quello che loro hanno, noi possiamo solo supportarlo, possiamo essere strumenti un po’ impolverati della loro crescita; e non possiamo non domandarci se il cigolìo della nostra ferraglia ormai arrugginita, possa essere quasi un impedimento, rispetto al loro immenso potenziale… Loro, come tutti i ragazzi e i bambini di questo tempo, sono davvero la speranza che questo pianeta, fin da ora e in futuro, possa essere abitato e forse anche salvato da persone infinitamente migliori di noi. Perchè qui, adesso, “le loro anime dimorano nella casa del futuro, che voi non potete visitare neppure in sogno”, dice il poeta. Noi siamo già indietro, e provando a guardare il nostro “indietro”, come eravamo quando avevamo dieci o quindici anni, forse non possiamo che arrossire… A dieci anni avremmo avuto la forza di sostenere un’idea nobile, che qualcuno definisce “una spanna avanti agli altri” come quella di non avere amicizie esclusive, di non legarsi solo a qualcuno, ma di fare in modo che tutti possano stare con tutti… A quindici avremmo avuto la forza di difendere le nostre idee, anche davanti all’autorità di un preside, degli adulti, di un professore di lunga esperienza, o piuttosto ci saremmo nascosti al caldo del gregge… Sono già avanti, anche a qualcuno dei loro simili, e certamente anche a noi. “Voi siete gli archi dai quali i vostri figli vengono proiettati in avanti, come frecce viventi”, dice Khalil Gibran. Per noi, caro poeta, sei fin troppo buono… Essere archi è già un onore, un compito che non può che farci sentire inadeguati. Queste frecce sembrano già così lontane, che non possiamo essere stati noi gli arceri… “L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con la sua potenza affinché le sue frecce possano andare veloci e lontano”. Quell’Arciere, quello con la con la A maiuscola, è uno molto più importante di noi. E’ lo stesso che ad un certo punto ci ha fatto incontrare sulla strada dell’Amore… Perché, insieme a Lui, potessimo mettere nuove frecce nel suo arco… Perché noi, al massimo siamo faretre. Ma esserlo, di certe frecce, di queste frecce che ci sibilano accanto veloci come il vento, è quanto di meglio avremmo mai potuto immaginare… Oltre, tutti i sogni possibili.

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