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Marco Cruciani

Marco Cruciani

Pensieri in libertà


Buoni o cattivi

Pubblicato da Marco Cruciani su 2 Settembre 2015, 14:30pm

Buoni o cattivi

Eravamo ragazzi. E credevamo molto in quello che facevamo. Eravamo ragazzi, forse un po’ più avanti degli altri. Forse. O forse ci piaceva semplicemente “fare qualcosa in più”. Essere protagonisti. Avevamo visto come lo facevano Stefano, Enzino, Carlo… E forse in alcuni di noi, osservandoli, scattò la scintilla. Insomma, diventare “animatori” era un’evoluzione naturale e arrivò piuttosto rapidamente… Facemmo, come era giusto, la gavetta in mezzo al gruppo e poi ci staccammo per provare a guidarlo, il gruppo. Eravamo ragazzi che vivevano con passione quell’esperienza, che credevano davvero in quello che stavano vivendo. E’ stata una grande esperienza formativa. Abbiamo vissuto sul serio i valori presi dal Vangelo, e filtrati attraverso l’esperienza di San Francesco. I ricordi sono un po’ sbiaditi, ma non il senso di quella stagione. In cui, in qualche modo, è stato messo un seme dentro di noi. Che poi è diventato per ognuno qualcosa di diverso, probabilmente. Ognuno ha trovato la sua strada, la sua “missione”, il suo senso. Quel seme c’è ancora, da qualche parte. E’ come una luce, che resta accesa, dietro una porta. Credo che, quando vorremo aprire o riaprire quella porta, quella luce la troveremo ancora accesa. Dicevo, per tornare al punto, eravamo ragazzi. Credevamo davvero in quel che facevamo, ci piaceva fare le cose per bene. Organizzavamo i “campi estivi” nei minimi dettagli. Era un impegno, una responsabilità che sentivamo verso noi stessi e verso gli altri. Però non sempre le cose andavano come le avevamo immaginate. Il nostro “pubblico” era molto variegato, come era giusto che fosse. Insomma, c’era, ovviamente, chi viveva l’idea di stare qualche giorno lontano da casa come una fantastica occasione per essere “fuori dalle regole”, per fare tutti i suoi comodi fregandosene altamente di tutto quello che avevamo in testa noi animatori. Niente di strano, fisiologico. Su una ventina e più di ragazzi, un paio di “casinari” vanno messi nel conto. Vanno gestiti, coinvolti, educati… Già. Facile a dirsi. Facile a dirsi adesso che sei genitore, che hai passato i cinquanta, che insomma ragioni con una testa un po’ diversa da allora. A sedici anni o poco più, se fai l’animatore, forse non hai tutta questa maturità… Non hai gli strumenti, la formazione, i supporti adeguati… Insomma, per farla breve, almeno per un paio di anni nei “campi estivi” i “casinari” non riuscimmo a gestirli. Nel tempo iniziò a serpeggiare l’idea di fare una “selezione”. Eravamo ragazzi. E forse, credendo così tanto in quel che facevamo, pensando che fosse giusto, anche per rispetto della maggior parte delle persone “tranquille” che partecipavano ai campi, portammo avanti quell’idea di selezione. Chi stava sopra di noi ci assecondò. Sembrò tutto giusto, corretto, necessario, funzionale al progetto. Esclusi. Un paio di soggetti particolarmente vivaci furono esclusi. Chiedemmo che fossero lasciati a casa. Furono esclusi dal campo estivo. I ricordi sbiadiscono nel tempo, ma ci furono polemiche. Come era giusto e normale che fosse. Ma noi eravamo l’ordine, l’organizzazione, la correttezza. Noi eravamo per la legge, il rispetto delle regole. Loro erano “i cattivi”. Ci sentivamo forti, in diritto di farlo, ce lo consentirono. Tutto autorizzato e corretto. E’ strano ma, chissà perché, ci sono cose che non si dimenticano. Dimentichiamo i momenti felici. Facciamo fatica a dimenticare gli errori. Perché quello, ovviamente, fu un errore. Senza dubbio. Tutto in regola, ma un errore. Quando, dopo “attenta analisi”, in qualsiasi situazione della vita, separi i buoni dai cattivi… ti senti forte, giusto, corretto. Ma non sei Dio. Come non lo eravamo, certamente, noi animatori di allora. Cui avrebbero dovuto spiegare cose importanti, che magari si trovano da qualche parte anche nelle Sacre Scritture: che, come ha scritto qualcuno, separare i buoni dai cattivi … è solo l’inizio di ogni sopruso.

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