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Marco Cruciani

Marco Cruciani

Pensieri in libertà


Punto

Pubblicato da Marco Cruciani su 29 Giugno 2015, 14:00pm

Punto

E’ arrivata la fine anche di questo lungo, pesante, anno scolastico. E il pezzo che saluta questa stagione, uno dei più sgradevoli che ci sono in questo blog, non poteva che intitolarsi così. L’avevamo “promesso” a chi ci segue più assiduamente, un giorno ormai lontano, dopo le vacanze pasquali, che l’avremmo intitolato in questo modo: Punto.

E pensando a questo titolo, abbiamo riascoltato la canzone di Jovanotti che si intitola proprio come queste righe. Canzone d’amore che dice ad un certo… punto: “Vorrei che questa pagina tornasse bianca”. Già, sarebbe bello che certe pagine tornassero bianche, che si potesse cancellare tutto e ricominciare dal colore più candido che esiste. Ma non si può. E forse, forse, è anche meglio così. Anche se la pagina è piena di segni, righe, parole, scarabocchi, sbavature, cancellazioni. E’ giusto conservarla così, a futura memoria. Ci penserà il tempo, speriamo, a sbiancarla col suo oblio. A cancellare questa “notte buia del buon senso”, durata qualche mese. Ma dopo ogni notte, arriva sempre un’alba.

E allora, Punto. Si, meglio. Mettiamo un Punto, e andiamo a capo.

Perché, cosa c’è di meglio di un punto ? L’Accademia della Crusca - uno dei principali… punti di riferimento per le ricerche sulla lingua italiana – sotto questo aspetto è chiarissima. “Il punto (anticamente: punto fermo, maggiore, stabile, finale o periodo) si usa per indicare una pausa forte che segnali un cambio di argomento. Si mette in fine di frase o periodo e, se indica uno stacco netto con la frase successiva, dopo il punto si va a capo.”

Pausa forte, cambio di argomento, fine periodo, stacco netto. Definizioni perfette. Ci lasciamo alle spalle il quinquennio della scuola elementare e il biennio delle superiori. Passiamo oltre, in maniera importante. Il passato è passato, Punto. Guardiamo al futuro, da subito, e già da un pezzo. Si aprono nuove porte. Puntiamo i riflettori sui prossimi cicli, che saranno importanti, che speriamo possano essere migliori di quelli che ci lasciamo alle spalle.

Andiamo oltre, senza guardarci indietro. Se lo faremo, e capiterà di farlo, sarà pura accademia. Esercizio stilistico personale, su qualcosa che non esiste più. Morto, archiviato, sepolto, superato, andato.

E’ già storia. La storia sono i fatti, gli eventi, ciò che è accaduto. E quello non si cancella. Non deve essere cancellato. Non le rivogliamo le pagine bianche. Ci teniamo quelle scarabocchiate, spesso a casaccio, senza buon senso, per non dire altro. Poi ognuno sceglierà i “critici d’arte” che preferisce, per interpretare i segni tracciati sul foglio. Quelli che ti offrono sempre una scusa per uscirne pulito, quelli che fanno claque, che applaudono a prescindere come automi. Poi ci sono quei critici indipendenti, che magari ti mettono con le spalle al muro. Ma quelli sono i “cattivi”, naturalmente... In ogni caso, parliamo sempre di interpretazioni, di chiavi di lettura. Ma i fatti, la storia, le cose, le scelte, i gesti, come le parole dette, restano lì e non si cambiano. Noi le conosciamo bene, sono stampate a fuoco nella nostra mente. Si possono raccontare favole a tutti, al mondo intero. Ma non a chi, le cose, le ha vissute sulla propria pelle: la grande differenza sta qui. Tra chi vive e chi osserva senza capire nulla. Ma proprio nulla ! Per questo, NOI non cancelliamo. Non si cancella nulla. Nemmeno certi goffi tentativi di “correzione”, che non hanno fatto che altro che aprire ulteriormente i nostri occhi sulla realtà.

Una realtà chiara, trasparente. Quello della scuola è un ambiente particolare. Ci trovate, se siete fortunati, un sacco di belle persone. Che vi cambiano la vita. In meglio. Se invece avete un pizzico di sfiga, ci trovate gente prepotente, presuntuosa, che non si metterà mai in discussione. Mai. In una parola ci trovate, come dire, gente un po’ “bulla”. Bulli di tutte le età. E se mai qualcuno ci chiederà un “consiglio scolastico“ sappiamo cosa dire: non “denunciate” nessun tipo di stortura che vi sembrerà di vedere. E’ peggio. La pagherete voi che denunciate e la pagheranno soprattutto i vostri figli. Chiudete gli occhi. Sopportate. E quando pensate di non poterne più… continuate a sopportare. E’ una cosa “a scadenza”. Finisce, prima o poi. Grazie a Dio. Questa è la nostra storia.

La nostra storia è stata scritta anche e soprattutto dal dolore, dalle offese, scritta con lacrime e rabbia. Da persone piccole e insignificanti.

La nostra storia è stata andare avanti, resistere fin quando è stato possibile, compatire e sopportare. Forse oggi c’è ancora rabbia e forse ci sarà sempre, andando a rileggere le frasi che precedono il punto che mettiamo oggi. Però adesso, meglio concentrare tutta l’attenzione sul punto. Adesso c’è solo un punto. Andiamo a capo. Voltiamo pagina. Cambiamo ambienti, materie, facce, persone. Punto. Un punto da scolpire e da urlare. Con la voce forte di chi può camminare a testa altissima. Quelli che invece la testa l’hanno girata dall’altra parte, quelli che sono arrossiti, non ci interessano più. Proveremo con tutte le forze a dimenticarvi. Ma se non ci riusciremo, se i danni che avete fatto ci ricorderanno nomi, facce e situazioni, le parole che usciranno dalla nostra bocca saranno pietre, saranno lame taglienti, spade affilatissime. Amiamo raccontare e trasmettere buoni sentimenti e pensieri positivi, ma chi ci ha costretto a toccare altre corde, di cui avremmo fatto volentieri a meno, avrà sempre il nostro disprezzo. Totale, eterno, infinito disprezzo.

Per questo sappiamo che tornerete anche qui, a leggere, come state facendo ora. Tornate, tornate pure su queste pagine ogni tanto. Se sarà necessario, continueremo a parlare di voi. Potete starne certi. Punto.

L’ultimo pensiero di questo pezzo, ovviamente, non può che essere per loro, per quelli che sono stati in prima linea, a combattere certi nemici. Speriamo che questo anno scolastico che vi lasciate alle spalle sia stata un’esperienza di vita formativa, che ne usciate più forti. Che la vostra serenità non sia stata intaccata più di tanto, che possiate rimarginare in fretta le ferite e guardare avanti con fiducia. Che possiate incontrare sul vostro cammino tante persone migliori. Grazie per la pazienza che avete avuto. E’ la virtù dei forti e noi, anche se siamo di parte, sappiamo che forti lo siete per davvero, e per questo noi vi sosterremo e difenderemo sempre. SEMPRE. CONTRO TUTTI E CONTRO TUTTO.

E se un consiglio possiamo darvi, anche se è pericolosissimo, ve lo diamo lo stesso: se vedete un’ingiustizia, un sopruso, di qualsiasi genere, non tacete. Costerà caro. Ma la dignità ha un prezzo. Essere se stessi ha un prezzo. Come ha detto qualcuno “solo le rondinelle che si distaccano dallo stormo, non andranno a schiantarsi sul vetro delle finestre, perché avranno avuto il coraggio di dissociarsi dalla massa”. Volate liberi e felici, lontano dallo stormo. Il più lontano possibile.

Comunque la scuola è finita. E, con essa, finisce una parte della storia. Finita. Finiti.

Punto.

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