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Marco Cruciani

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Pensieri in libertà


Il volo dell'asino

Pubblicato da Marco Cruciani su 9 Aprile 2015, 22:30pm

Il volo dell'asino

Si ragionava su certe teorie un po’ strampalate, o più che altro superate, (da ammodernare prima o poi…) figlie del modo in cui noi adulti ci arrampichiamo sugli specchi, spesso con infinita tenacia, sprezzanti del ridicolo, per convincerci che si insomma, come si diceva tempo fa, gli asini, certo, non volano ma, magari, al massimo, volicchiano…

Che poi mica è una panzana, questa degli asini che volano. Fa riferimento ad una sorta di spettacolo di piazza che si teneva fin dal 1340 ad Empoli il giorno del Corpus Domini. Qui, in piazza Farinata degli Uberti, un asino dotato di ali posticce, veniva fatto scivolare lungo una corda dal campanile fino al loggiato del Palazzo Ghibellino, creando l'illusione che volasse. Dal suo comportamento si traevano auspici per il raccolto dell'anno.

Questa festa traeva lo spunto dal racconto della presa del presunto inespugnabile Castello di San Miniato da parte delle truppe empolesi. Truppe che, secondo quanto sostenuto dalla massima autorità militare sanminiatese del tempo, mai avrebbero potuto conquistare San Miniato ! Prima che questo accada, si disse, “si vedranno gli asini volar pel ciel”.

Si ragionava su certe teorie un po’ strampalate, o più che altro superate, (da ammodernare prima o poi…) figlie del modo in cui noi adulti ci arrampichiamo sugli specchi, spesso con infinita tenacia, sprezzanti del ridicolo, per convincerci che si insomma, come si diceva tempo fa, gli asini, certo, non volano ma, magari, al massimo, volicchiano…

Che poi mica è una panzana, questa degli asini che volano. Fa riferimento ad una sorta di spettacolo di piazza che si teneva fin dal 1340 ad Empoli il giorno del Corpus Domini. Qui, in piazza Farinata degli Uberti, un asino dotato di ali posticce, veniva fatto scivolare lungo una corda dal campanile fino al loggiato del Palazzo Ghibellino, creando l'illusione che volasse. Dal suo comportamento si traevano auspici per il raccolto dell'anno.

Questa festa traeva lo spunto dal racconto della presa del presunto inespugnabile Castello di San Miniato da parte delle truppe empolesi. Truppe che, secondo quanto sostenuto dalla massima autorità militare sanminiatese del tempo, mai avrebbero potuto conquistare San Miniato ! Prima che questo accada, si disse, “si vedranno gli asini volar pel ciel”.

Si racconta che “gli empolesi escogitarono allora uno strattagemma, raggrupparono tutte le capre e le pecore del contado e dopo averle radunate nella valle ad ognuna fu appeso un lumino al collo e alle corna. Di notte il capitano empolese si presentò sotto le mura di San Miniato con duemila fanti a chiedere la resa della città: “Son Cantino della Valle con mill’omini alle spalle, e se questi un son bastanti, laggiù ce n’è altrettanti“. Lanciato lo sguardo nella valle si vedeva un brulichio di migliaia di lumini che si muovevano verso San Miniato. La resa fu immediata e furono aperte le porte della città agli empolesi che la conquistarono senza colpo ferire. Quando le pecore si avvicinarono e fu scoperto l’inganno fu troppo tardi, i samminiatesi erano stati disarmati. Il feudatario di San Miniato che si era arreso venne invitato ad Empoli “dove avrebbe visto gli empolesi far volare anche lo ciuco per il cielo di Empoli“. Infatti, per commemorare la grande vittoria, i Senatori di Empoli ordinarono che il giorno seguente si facesse festa e che dal campanile un asino doveva volar per confermare le parole degli sconfitti.”

Nel 1861, dopo l’Unità d’Italia, quel volo diventato festa tradizionale venne proibito per legge: non solo per la crudeltà verso l’animale convolto, ma soprattutto per il messaggio di odio che inviava verso un paese vicino.

Capite la lezione ?

Nel voler far credere che “gli asini volano” c’è la presunzione di avere davanti a se persone sciocche, così come sciocco è ritenuto chi crede in cuor suo che gli asini possano volare. E in fondo c’è pure un sostanziale disprezzo, forse anche odio, per i propri interlocutori. Sentimenti di bassissimo profilo.

Come, di bassissimo profilo, sono certe teorie… Chi delinque è solo un disagiato, la violenza esiste solo in certi luoghi, chi si trova in situazioni pericolose se le è andata a cercare… La fiera delle banalità, il frutto di analisi superficiali, di comodo. Tese a dimostrare disegni ben precisi: che certe cose non ci riguardano, non ci appartengono e non ne siamo responsabili; sono altrove, non ci toccano e non ci toccheranno mai. Sono fuori, lontano da qui e da noi. Rassicuriamoci e rassicuriamo chi ci sta intorno: va comunque tutto bene.

Come dire, proviamo a fargli credere che gli asini volano. Ma come vedete, come tante altre volte, ci siamo documentati. E’ vero, c’è stato un tempo in cui si faceva volare persino un asino. Ma voi lo sapevate ? Noi adesso lo sappiamo. E sappiamo pure che è stato probabilmente l’unico caso di quadrupede volante. Volava grazie ad una corda tesa e ad ali posticce. Un po’ come certi fenomeni che camminano sulla corda, in condizioni di precario equilibrio, sulle ali di certe teorie posticce. La strada migliore, per fare e farsi del male…

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