Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

Marco Cruciani

Marco Cruciani

Pensieri in libertà


Il Gioco del Vigliacco

Pubblicato da Marco Cruciani su 17 Aprile 2015, 15:50pm

Il Gioco del Vigliacco

Quella volta ci scappò un quattro. Non mi sono mai piaciute le pagelle, ed è sempre stata un’angoscia, a fine partita, affibbiare un voto ai giocatori, prima di spedire il pezzo al giornale. Sembra facile tenere d’occhio ventidue atleti in calzoni corti… I tuoi, quelli che vedi giocare almeno ogni due settimane, tanto che tanto. Ma gli avversari ? Quelli che non hai mai visto giocare ? E’ capitato di arrivare a fine partita e di non avere la più pallida idea di che gara avessero fatto tizio o caio. Un sei politico e passa la paura ? Certo, magari un sei virgola cinque, per sembrare uno che “ne capisce”… Non è facile, mai. Non è facile “dire” con un numero che partita ha fatto il mediano. E non puoi spiegarlo, argomentarlo, il voto, se mai abbia "un che" di sensato. Glielo dai e basta.

Quella volta lì, però, non sembrava difficile… Il centravanti, il nostro, era andato malissimo. Non era mai stato, come si dice in gergo, uno che fa reparto da solo. Ma il suo, riusciva a farlo ogni stagione. La sua decina di gol a torneo, ci scappava sempre. Anche grazie ai rigori ben calciati. Ma contro i gialli altotiberini, fece un disastro. Tre palle gol bruciate ad un passo dalla porta, tre occasioni nitide, pulite. E poi quel rigore, a dieci minuti dalla fine, sullo zero a zero, calciato in modo irritante in bocca al portiere. Roba da… “cattivi pensieri”. Prestazione pessima.

Quella volta lì, un quattro, forse, se lo sarebbe dato anche da solo. Con un briciolo di onestà. Per cui, pensai, per una volta, io che mi barcameno sempre tra il cinque e l’otto (lo meriti, l’otto, se proprio hai fatto una partita da Dio) posso osare, con un quattro davvero strameritato.

Non l’avessi mai fatto… Non la prese bene, il bomber. Sosteneva che, imbottito di infiltrazioni com’era, si era sacrificato per la squadra mentre poteva restare fuori a guardare. Un quattro ? Come avevo osato ? Questo però, non me lo disse in faccia. Ma me lo fece sapere. Insieme a qualche altra cosuccia, che venne dopo. Mise in moto il direttore sportivo ed il presidente, spalleggiato da quelli che erano i suoi compagni più affezionati. Li chiamano “clan”, quelli cattivi… Il direttore sportivo mi convocò in sede per la rampogna. Il presidente puntò più in alto. Andò dal direttore del giornale. Sbattendo i pugni sul tavolo… Bastò. A certe piccole testate locali, non conviene mettersi contro chi compra il prodotto. Fu l’ultimo pezzo che scrissi su quella squadra. Serviva qualcuno che seguisse la pallamano, in piena corsa per i play off, dissero. Io me la sarei cavata benissimo. Ovviamente.

Ci sono ambiti come quello sportivo dove, la critica, è davvero all’ordine del giorno. Ma non tutto si può scrivere. L’ho imparato sulla mia pelle. Ma ho anche imparato che ci sono diverse tipologie di uomini. Quelli che, criticati, reagiscono “sul campo”, lavorando ed impegnandosi di più, per fare in modo che il giudizio su di loro cambi. E quelli che, feriti da numero, da una frase, cercano una spalla dove piangere. Cercando magari una vendetta. Si adoperano, per trovare il modo di lavare “l’affronto”, facendola pagare a chi ha osato… Un classico, direi, in entrambi casi.

In qualsiasi ambito, puoi ricevere una critica. Poi sta a te. Capire se la critica è obiettiva oppure fatta in malafede. Capire se è costruttiva o gratuita. E poi “reagire”. Ignorare o accettare. Impegnandoti magari a testa bassa perché chi ti ha criticato cambi opinione. Oppure cercando il… modo perché, quel tale, la prossima volta, prima di esprimere un giudizio, ci pensi almeno una decina di volte. E poi taccia. Che è meglio.

Poi.

Poi ci sono i vigliacchi.

Eh sì, proprio i vigliacchi.

Il bomber, era uno di questi. Perché il bomber, per “arrotondare” allenava anche una squadra di ragazzini della società per cui giocava. Nella squadra del bomber, c’era mio figlio. E lo pagò anche lui, quel quattro in pagella. Lui, onesto ragazzino con la passione del pallone. Che non sarebbe mai diventato un campione. Deriso, umiliato, messo ai margini. Fatto sentire una nullità, uno scarpone. La frustrazione del mister, l'odio, la vendetta, la cattiveria, scaricata su chi non può difendersi. Nemmeno dalle risatine dei compagni di squadra…

Ce ne sono, di vigliacchi in giro. IN TUTTI CAMPI. Quelli che te la fanno pagare. Quelli che te la fanno pagare presentando il conto ai tuoi figli. Merde della peggior specie, "ça va sans dire".

Che magari prima o poi avranno un rigurgito, una coscienza a cui rispondere.

Apro il vocabolario. Dicesi vigliacco colui che agisce con arroganza e prepotenza contro chi è più debole quando sia certo di restare impunito. Beh, sulla certezza di restare impunito, avrei qualche dubbio. Occhio… VIGLIACCO.

P.S. – Questa storia potrebbe essere inventata. Ma i vigliacchi sono reali.

Commenta il post

Archivi blog

Post recenti