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Marco Cruciani

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Pensieri in libertà


Angeli dalla faccia sporca

Pubblicato da Marco Cruciani su 23 Aprile 2015, 14:00pm

Angeli dalla faccia sporca

Facciamo un gioco, un parallelo impossibile e affascinante. Alla ricerca di un qualcosa, di un’identità, di un’alchimia che sia carta d’identità di una squadra.

Per un team, quello della Sir 2014-2015 che, tanto per dire, è completamente diverso da quello della passata stagione. Quello fu una sorta di “brutto anatroccolo” diventato cigno, una squadra poco considerata in partenza, che la considerazione se l’è invece guadagnata sul campo a suon di risultati, diventando rivelazione assoluta.

E questa Sir, questa croce e delizia, capace di momenti, di set, di partite altamente spettacolari e di improvvise amnesie ? Forse questa squadra le pagine migliori deve ancora scriverle… Forse ci ha messo un po’ per trovarsi, capirsi, forse anche per “sopportarsi”, per digerire i propri difetti e provare lo stesso a fare qualcosa di importante. Il tempo c’è, c’è ancora. Perché di tutto, pregio o difetto che sia, si ricorderà sempre il finale. Si, il finale è ciò che ricorderemo di più… Bologna è lontana, Belchatow lo stesso. Conterà il finale e quello è ancora tutto da scrivere. Posto che, confermarsi tra le semifinaliste per il secondo anno consecutivo, per un team che è appena alla terza (solo la terza !) stagione consecutiva in A1 e che la prossima stagione potrà giocare ancora una Coppa europea, è comunque qualcosa di cui andare straordinariamente fieri. Ma, per tornare a bomba, al punto di partenza, quale immagine possiamo scattare di questa squadra ? Noi azzardiamo un paragone, forziamo la mano.

Calcio del secolo scorso. Con i loro gol trascinano l’Argentina al successo nella Coppa America del 1957. E’ lì che nasce il loro mito. Quello degli ”angeli dalla faccia sporca”. Antonio Valentin Angelillo, Humberto Maschio e Omar Sivori, sono “los angeles con la cara sucia”; per la loro abilità e leggerezza nel gioco e perché spesso avevano il volto insudiciato dal fango dei campi e… dalle battaglie combattute contro gli avversari di turno. Un trio delle meraviglie, pur nel contesto del gioco di squadra.

Un trio delle meraviglie ce l’abbiamo anche noi. Il trio delle meraviglie che, dopo l’opaca gara uno dei quarti di finale, ha spazzato via Verona prima al PalaOlimpia e poi nella “bombonera” dell’Evangelisti. Il trio guidato dall’argentino De Cecco, dalla “mano de Dios” in versione pallavolistica, il Boss, il cattivo dalla faccia pulita, l’uomo capace di innescare due frecce straordinarie di un arco griffato Block Devils. Le frecce sono ovviamente Alexandar Atanasijevic e Christian Fromm… Magnum, forse “angelo con la faccia sporca” per antonomasia, col suo volto da bravo ragazzo che in campo è il più impertinente, guascone e devastante del trio. E poi il decisivo Panzer di questa serie dei quarti di finale: il gigante tedesco dal volto d’angelo, quello che la “faccia sporca” ce l’ha nelle braccia, quelle di un ariete capace di scaricare a terra una potenza bestiale.

Un trio delle meraviglie circondato però, come è nella logica del gioco di squadra (e in questo la pallavolo è unica !) da altre componenti, fondamentali per il raggiungimento del risultato… L’immenso Capitan Vujevic, i centrali che Grbic sta provando a mixare nella maniera migliore, lo straordinario Andrea Giovi di ieri sera, uomo ovunque, capace di frustrare con le sue difese i migliori attaccanti avversari, un libero sontuoso, davvero in… “modalità Henno” (quello della finale scudetto dello scorso anno…) !

Sono tutti “angeli dalla faccia sporca”. Non a caso, come da tradizione, il presidente Sirci i suoi giocatori li immortala ad inizio stagione, per la locandina che pubblicizza le partite, cercando di carpirne l’espressione più cattiva possibile. A loro, bravi ragazzi dalla faccia pulita.

E allora forse non è poi così lontano dal vero, questo traslare dal passato glorioso del calcio argentino, un’espressione per i campioni della pallavolo moderna in salsa perugina.

I nostri, angeli dalla faccia sporca. Che, in quanto angeli, conoscono benissimo la strada del… Paradiso. Quello pallavolistico si chiama… No, non si dice, lasciamo stare. Lo sanno loro, dove possono portarci.

E allora, un passo alla volta… Andiamo…

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