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Marco Cruciani

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Pensieri in libertà


L'allenatore nel pallone

Pubblicato da Marco Cruciani su 28 Marzo 2015, 17:01pm

L'allenatore nel pallone

Questa è una storia vera. Incredibile, ma vera. La racconto a modo mio, perché ovviamente ognuno scrive col suo stile, ma, purtroppo è la pura verità.

L’ambiente è quello dell’Oratorio. Luogo, forse, educativo per antonomasia. Luogo in cui, ogni attività, dovrebbe avere un “retrogusto” straordinariamente sano, legato ai migliori valori possibili. Con una, potremmo dire, venatura di Fede, che dovrebbe in qualche modo permeare luoghi, attività, persone… rendendoli migliori. Non male direi. Ma non è così.

La storia è quella dell’allenatore di una squadra dell’Oratorio. Il nostro “uomo nel pallone”. Lui allena una squadra di ragazzini. Ragazzini che sono lì, probabilmente, tutti con lo stesso scopo: divertirsi. Forse. Perché ce ne sono alcuni, e lo scopriremo più avanti, che intrappolati in un corto circuito messo in piedi dal mister, con la compiaciuta complicità di alcuni genitori, hanno un altro obiettivo: vincere. Costruire la squadra capace di eccellere, di sbaragliare la concorrenza, di conquistare il trofeo a fine stagione.

Il mister opera la sua selezione. Sceglie i sette migliori. Quella è la sua squadra. Gli intoccabili, magnifici sette. E gli altri ? Gli altri non contano. Non è la visione paranoica di qualche genitore che crede di avere tra le mani un campioncino e si sente escluso. E’ la realtà. Dalla bocca del mister escono, per esempio, frasi come questa: “Vai dalla mamma e digli di iscriverti a danza, qui non farti più vedere”. Oppure sentenze terribili come quest’altra, sbattuta in faccia ad un papà: “Lui nella mia squadra non giocherà mai, decidete voi cosa fare…”.

Non dimentichiamo il punto di partenza: la squadra dell’Oratorio.

Quella in cui sette giocano e gli altri stanno a guardare. In panchina o dietro una rete, fuori dal campo. Si allenano, si impegnano, amano quel gioco, il gruppo, i compagni. Ma per loro la partita resta una cosa che si guarda solo da spettatori.

Molti genitori hanno subito in silenzio la situazione. Aspettano di cambiare aria alla prima occasione o a fine della stagione. Altri non ce l’hanno fatta. A rimanere in silenzio. Hanno chiesto spiegazioni: al mister prima e ai responsabili del settore sportivo poi. Genitori, tra l’altro, attivi nell’organizzazione dell’Oratorio, sempre disponibili nelle attività “fuori dal campo”. Che chiedevano soltanto un po’ di spazio per tutti. Qualcuno di questi… temerari della parola, deve essersi fatto scappare qualche parola di troppo, qualche giudizio che deve aver urtato particolarmente la suscettibilità del mister.

Che, come si suol dire, ha fatto quadrato. Ha compattato il suo “team degli eletti”, coalizzandosi con i genitori dei suoi giocatori preferiti, per screditare chi aveva osato mettere in dubbio la sua filosofia e le sue scelte.

E quei genitori, lusingati comunque dall’attenzione che l’allenatore riservava costantemente ai propri ragazzi, non ci hanno pensato su due volte. Uniti e compatti a difesa del “vate calcistico” e dei propri pargoli, hanno seminato fango a piene mani. Quelli non capiscono niente, sono solo dei rompiscatole, stanno spaccando la squadra, ci faranno perdere il campionato, sono degli irresponsabili. Li hanno isolati insomma.

Non dimentichiamo mai, mai, il punto di partenza: la squadra dell’Oratorio. Che, per la cronaca, poi, il campionato, lo ha vinto davvero.

Ma forse, in quel contesto, vincere non era la cosa più importante. Crediamo, da sempre, perché siamo stati dirigenti sportivi, prima ancora che genitori, che quello dello sport sia un ambiente fantastico. Un luogo di crescita formidabile. Ci siamo cresciuti anche noi. Nel rispetto delle regole, degli impegni presi, dei ruoli. Già, i ruoli. Si spera siano sempre interpretati da persone in gamba. Bravi dirigenti, bravi allenatori, bravi preparatori, bravi massaggiatori, bravi magazzinieri, bravi addetti stampa. E che tutto questo “materiale umano” e logistico sia messo a disposizione di ragazzi e ragazze che hanno voglia di imparare un gioco, le sue regole, quelle per vincere, per competere con lealtà, quelle del rispetto per se, per i compagni, gli avversari e gli arbitri. E che questi ragazzi abbiano alle spalle famiglie sane, che voglio far fare ai propri figli esperienze divertenti e formative. Adulti che sanno confrontarsi in modo maturo con i loro pari, che sono un esempio per i propri figli in ogni situazione. Che sanno distinguere, davvero, cosa è giusto e cosa è sbagliato. In campo, negli spogliatoi, sugli spalti.

Purtroppo, tutto questo, a volte non si trova. Si trovano invece persone arroganti, arriviste, prepotenti, presuntuose, maleducate.

Questa è la storia. Cui ci siamo permessi di arricchire con qualche dettaglio e alcune nostre personalissime considerazioni.

La storia, si chiude con una dichiarazione di un dirigente dell’Oratorio: “E’ vero ci sono stati dei problemi e ultimamente si era fatto un po’ prendere la mano dalla vittoria. Glielo abbiamo detto, gli abbiamo ribadito quelli che sono i nostri principi educativi. Lui in qualche caso ha ammesso di aver sbagliato. Dall’anno prossimo, anche per altri motivi, non allenerà più la squadra”.

Ecco, bene. Finalmente un’ottima scelta. Di questi “allenatori nel pallone” ne possiamo davvero fare a meno. E forse, non solo degli allenatori…

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