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Marco Cruciani

Marco Cruciani

Pensieri in libertà


Genitori perfetti - work in progress

Pubblicato da Marco Cruciani su 12 Marzo 2015, 09:15am

Genitori perfetti - work in progress

Buongiorno, lettori del blog. Mi scuso innanzitutto con gli amici che si imbattono in queste pagine solo "per il gusto" di leggere le cose che scrivo, per un pezzo, questo, che non è dedicato a loro, ma a quella decina (forse anche meno) di persone che ultimamente stanno leggendo queste pagine con discreta "avidità". Persone che non vivono il mondo social, ma che transitano da altri canali per arrivare su queste pagine, scorrerle a ritroso, leggendo anche pezzi molto vecchi, datati, forse anche superati dagli eventi. Proprio per la "provenienza" di questo pubblico, questo pezzo non avrà alcuna “vetrina-social”. E verrà scritto un po' alla volta, aggiornato di tanto in tanto, anche per soddisfare questi lettori curiosi.

Intanto, come recita il titolo di questo blog, quelli che trovate scritti, sono “pensieri in libertà”. Pensieri, idee, esperienze (proprie e altrui), racconti, riflessioni. Nulla di ciò che è scritto qui ha la pretesa di essere Vangelo. Mi piace ripetere, quando è necessario, e stavolta lo è, che il libro più bello che ho letto, uno di quei libri che assomigliano davvero ad un Vangelo (sottotitolo “Le avventure di un Messia riluttante”) si conclude con questa frase: "Ogni cosa in questo libro può essere sbagliata." Ogni cosa che leggete può essere sbagliata. Sono i miei pensieri. In libertà. E credo che la libertà di poterli mettere per iscritto, da qualche parte, possa essere concessa a chiunque.

La libertà di raccontare, scrivendo, comprende il fatto che a volte ciò che si racconta può non essere “bello”, gradevole, accattivante. A tutti noi piace leggere bei libri, vedere bei film, ascoltare belle canzoni, vivere belle esperienze. Ma non sempre succede. In fatto di letture, a volte basta un titolo per farci cambiare strada. Ecco, fermatevi al titolo, se proprio non potete fare a meno di ficcanasare in queste pagine web. E se il titolo tratta temi che non vi aggradano, non lo aprite nemmeno il link. Vi risparmierete letture antipatiche.

La libertà di scrivere, comprende il fatto che ciò che si scrive fa parte di un sentimento proprio della persona che mette nero su bianco i suoi pensieri. I suoi, personali. Sono i miei, non i vostri. Non è detto che coincidano con il comune pensare o col comune sentire. Anzi. Spesso sono controcorrente. E’ roba per gente “fuori dal branco”, per chi è abituato a ragionare, da sempre, bene o male, con la sua testa e che non cerca il consenso a tutti i costi.

Chi scrive, forse, cari lettori, prima di arrivare a tradurre in parole un “pensiero sgradevole”, ha provato, per mesi, mille strade possibili, ha cercato mille soluzioni per allontanare da se certi “cattivi pensieri”. E prima di tutto, giornalisticamente, si è documentato. Ha raccolto informazioni, idee altrui, testimonianze. Per le cose vissute in prima persona, prima di arrivare a tradurre in parole un “pensiero antipatico”, ha anche percorso strade classiche, istituzionali. Magari per farsi convincere del fatto che certi pensieri fossero sbagliati. Ha parlato e spiegato in tutti i modi e in tutte le sedi le sue ragioni. Dunque, ha cercato riscontri, ha ascoltato opinioni altrui, si è confrontato con persone esperte. Quando poi, nelle sedi istituzionali, si è reso conto di avere a che fare con dei formidabili “muri di gomma”, ha scelto di usare gli strumenti a sua disposizione per continuare quelle “battaglie” che ritiene giuste.

Ha scelto, non senza fatica, avendo mille altre cose più piacevoli cui pensare, di non assecondare la volontà del branco, il cui unico volere, nei confronti di chi si "ribella" è quello di imporre il silenzio. Subire e tacere. Subire e accettare una poco convincente "verità dei fatti". Sorry, non fa per noi.

In che mondo vivete, voi, cari lettori ? La osservate la realtà che vi circonda ? Nel vostro “mondo perfetto” non succede mai nulla di strano ? Beh, siamo felici per voi. Perché purtroppo, ci sono pessime notizie: il mondo è un casino, la vita è un casino; è spesso una guerra e anche quando non vuoi, la guerra devi combatterla. Spesso, solo per legittima difesa. E qui, ognuno combatte con le armi di cui dispone. C’è chi combatte con la clava, chi col fioretto. Chi combatte con le armi dell’informazione e della cultura, chi con quelle dell’arroganza e della prepotenza. Si combatte anche con le parole. Quelle urlate, blaterate, scaraventate addosso agli altri con scarsa lucidità e quelle scritte. Quindi scelte, valutate, pesate.

Voi conoscete la storia di Federico Aldrovandi ? Federico era un ragazzo di diciotto anni, deceduto una mattina di gennaio del 2005 a Ferrara. “Per un malore”, dissero gli agenti di polizia intervenuti in suo “soccorso”. I genitori, di fronte alle lesioni e alle ecchimosi presenti sul corpo del ragazzo, ritennero poco credibile la morte per un malore. Il 2 gennaio 2006 la madre di Federico aprì un blog, chiedendo che venisse fatta luce su alcuni contorni oscuri di tutta la vicenda. Il 6 luglio 2009 quattro poliziotti sono stati condannati in primo grado a tre anni e sei mesi di reclusione, per "eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi". Il 21 giugno 2012, dopo l'iter giudiziario, la Corte di cassazione ha confermato la condanna. Il blog è stato uno strumento potentissimo per arrivare alla verità.

Un blog, può essere un posto per chi non si ferma alle apparenze. Per chi ha voglia di riflettere, di considerare altri punti di vista, per chi vuol farsi delle domande che vanno oltre la “verità ufficiale”, se mai ne esista una. Non è, lo ripetiamo ancora, Vangelo. E’ solo altro. E’ un’altra idea. Un altro punto di osservazione. E’ la realtà vista da un’altra angolazione. Raccontata diversamente. E’ un luogo per chi ha voglia di fermarsi a pensare, riflettere. Forse per chi ha l’umiltà di chiedersi se ha davvero sempre ragione. Non ce l’ha di certo chi ci scrive. Che, presosi la briga di dire la sua, è sempre pronto a cambiare idea.

Nel mentre, si raccolgono pensieri, idee, opinioni, fatti. Si cerca di capire perché le cose accadono. O perché NON accadono. Un perché, comunque, c’è sempre. A volte ci prendiamo la libertà di cercarlo. E parallelamente, sempre a volte, ci permettiamo di esercitare il diritto alla libertà di critica. Nessuno è esente da critiche. Viviamo anni in cui tutti, tutto viene messo in discussione. Critichiamo Papi, Presidenti della Repubblica, scienziati, medici… Non possiamo permetterci di criticare, per dire, un allenatore di calcio o un giocatore di volley ? Suvvia, non scherziamo… Se poi accadono cose che ci lasciano perplessi, in qualsiasi squadra, proviamo a capire. Magari a scavare, anche nel fango. Anche, come scrisse l’ex calciatore Carlo Petrini, “nel fango del dio pallone”.

Il giornalista Stefano Olivari, così parla di quel libro… “Nel fango del Dio Pallone” rimane insuperabile non solo per le rivelazioni, ma per aver saputo rendere perfettamente quel clima di omertà e di disonestà diffusa che rendeva e rende impossibile ogni seria operazione di pulizia nel calcio. La piccola morale da trarre è questa: solo chi è fuori dal giro e trattato come un appestato, dopo aver fatto parte di questo giro, può essere davvero credibile. Petrini, che non era stato un santo, era credibile ed è per questo che gli ‘uomini di calcio’ lo temevano.

Stando dentro qualsiasi ambiente puoi provare a vedere cosa succede con occhio critico e decidere di parlarne. Puoi scegliere di farti un’opinione, magari di mettere insieme pezzi diversi del puzzle e poi ricostruirlo per intero. Prendendo dei rischi. Come quello di essere “esiliato”, messo ai margini, combattuto, considerato a priori poco credibile. Perché rompiscatole, petulante, ficcanaso… Del resto, guai a turbare il mondo delle apparenze, guai a cercare verità “diverse”, guai persino a dire la tua. Non tarderanno ad arrivare minacce, intimidazioni, inviti a “non rompere”. Ti faranno terra bruciata intorno. Vecchie storie… Di storie così ne è pieno il mondo, a tutti, a tanti livelli. E’ stato così fin dalla notte dei tempi. In qualsiasi ambito.

Qualcuno forse conosce Oliviero Beha. Che osò andare a scavare nel memorabile Mundial spagnolo vinto dagli azzurri di Enzo Bearzot. Nel momento in cui era facile e comodo per tutti salire sul carro dei vincitori, lui andò controcorrente. Parlando della possibile combine nel match tra Italia e Camerun. Il coraggio di percorrere strade diverse, pericolose. L’ipotesi è sempre stata molto contestata, anche e soprattutto per il fango gettato sul trionfo del calcio italiano. E aver toccato un tema così scottante è costato caro al giornalista in questione. Così ne parla lui stesso: “All’inizio degli anni ottanta dicevano che ero il giornalista più brillante della mia generazione e che per questo ero il pupillo di Eugenio Scalfari, l’allora direttore del quotidiano Repubblica. Poi c’è stata la mia inchiesta sui mondiali di calcio del 1982 vinti dall’Italia e, in particolar modo, la partita Italia-Camerun. Quella partita ha spaccato in due la mia carriera e la mia vita. Ho dimostrato che una partita dei mondiali, vinta dall’Italia, era stata comprata e questo ha creato un pandemonio. L’Italia aveva vinto i mondiali, c’erano tanti interessi in gioco: sportivi, economici e anche politici.” Chiaro ?

Quel mondiale, me lo ricordo bene. Ero appena maggiorenne e rimase una delle esperienze più emozionanti della nostra vita di tifosi per moltissimi anni. Così come ricordo l’inchiesta di Beha e il sentimento con cui la vivemmo inizialmente: il rifiuto per qualcosa che gettava ombre su una vittoria che sentivi "sentimentalmente tua". Ma poi, da persone intelligenti, cercammo di capire l’inchiesta, la volontà di scoprire se anche in una cosa così “grande e importante” come la vittoria in un Mondiale di calcio, potesse esserci qualche lato oscuro; imparammo ad apprezzare anche il bravo giornalista, il giornalista coraggioso. Che abbiamo continuato a seguire anche su altri palcoscenici per le sue indubbie capacità.

Ma fu anche un’altra importante lezione, che è servita tante altre volte. In molte occasioni della vita sentirai dire cose di te, di ciò che ami, di ciò in cui credi, non piacevoli. Cose che tu non gradisci. E allora avrai sempre diverse possibilità: fartene un problema e dunque combattere le opinioni altrui in qualche modo, oppure cercare di capire se in ciò che si dice, per quanto sgradevole, può esserci una qualche verità e agire di conseguenza, magari traendo spunto da una critica per crescere. Oppure, infine, fregartene di ciò che viene detto e andare avanti per la tua strada a testa alta. Scelte.

In questo caso, si potrebbe citare un’altra frase tratta da “Le avventure di un Messia riluttante”: Vivi così da non doverti mai vergognare se qualsiasi cosa tu abbia fatto o detto viene pubblicata in tutto il mondo, anche se ciò che si pubblica non è vero.

Detto questo, difficilmente, cambieremo opinione su una cosa: nella vita, ci vuole coraggio. Coraggio di uscire dal branco, coraggio di credere nelle proprie idee, coraggio di non farsi condizionare dalle convenienze. Coraggio di essere se stessi.

Nella vita abbiamo sempre una “possibilità diversa”, ma ottima. Quella di cui si è parlato nella parte iniziale di questo pezzo: essere se stessi ragionando con la propria testa, sapendo distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Anche quando le cose “sbagliate” stanno dalla nostra parte, anche quando noi siamo quelli che commettono un errore. Riconoscerlo è sintomo di grande intelligenza. Di umiltà. Di coraggio. Di altruismo. Di generosità.

Il pezzo è a buon punto. Ma resta una sorta di cantiere aperto. Io ogni tanto verrò ad aggiustarlo, rileggerlo, modificarlo, integrarlo. Perché, un “buon pezzo”, come la vita, si migliora strada facendo. Sarà così anche stavolta. Lo rileggerò anche per capire se sono sempre fedele a questi ideali, a queste idee. E se ci sarà qualcosa di sbagliato, si correggerà. Tanto, non sarà mai perfetto. Mai.

Il titolo “genitori perfetti” ? Ecco. Appunto.

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