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Marco Cruciani

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Pensieri in libertà


Chiedimi se sono felice

Pubblicato da Marco Cruciani su 4 Febbraio 2015, 20:00pm

Chiedimi se sono felice

Nei giorni scorsi, una persona che stimo molto, che considero amica, ha pronunciato una frase, semplice e complicata allo stesso tempo, che merita una riflessione. “Ma è così difficile rendere felice una persona ?”. Bella domanda. No, forse non è difficile. Ma, farlo, è comunque un fatto di volontà, forse di priorità. E’ una scelta e come tale puoi agire in un senso o in un altro. Sei tu che hai il “coltello” dalla parte del manico.

Ma cos’è la felicità ? Questa “cosa”, questo “status”, così complicato e difficile da trovare, che si ha paura a volte anche solo di pensarla, la felicità. Cos’è la felicità ? Vocabolario alla mano, è lo stato, il sentimento di chi si sente pienamente soddisfatto nei propri desideri. Un desiderio. Già, chi non ne ha, di desideri. Chi non vorrebbe veder realizzata quella certa cosa, quel progetto, toccare con mano, possedere, anche in senso fisico, un sogno… Tutti noi abbiamo i nostri desideri. Sono come “pesi”, che mettiamo sulla bilancia della vita. Ci sono quelli piccolissimi, da pochi grammi, al massimo una decina… E quelli che pesano un’enormità, che forse non raggiungeremo mai.

Ma spesso, i nostri desideri, quelli che ci fanno accarezzare davvero la felicità, sono piccole cose, quelle che si mettono sul bilancino di precisione del farmacista o dell’orafo. Può dipendere da noi, dalle nostre scelte, trovare queste preziose gemme di felicità. Ma può anche dipendere, e forse succede nella maggior parte dei casi, dalle scelte che possono fare altri per noi. E qui la faccenda si complica. Perché le variabili in gioco, diventano tantissime. E’ si un fatto di volontà, ma accanto ad essa ballano tanti altri fattori… Convenienze, circostanze contingenti, necessità assortite, priorità, egoismi, sentimenti magari distorti…

E’ la faccenda del coltello, di chi lo tiene in mano. Il coltello, e la torta. Tu, con quel coltello, puoi tagliarci tante fette della torta e offrirle di cuore a tutti i tuoi ospiti. Ma puoi anche decidere di non fare parti esattamente uguali. Quelle con la frutta sopra, magari di darle solo a qualcuno. La fetta col pupazzetto di zucchero, di riservarla a qualcuno in particolare. Se davanti a te ci sono due bambini che bramano proprio quel pezzo lì, farai una scelta. Inevitabilmente. Potrai farla con tatto o fregartene se qualcuno piangerà… O cercare una soluzione che “faccia felici entrambi”. Scelte, volontà. Puoi avere lo scrupolo di lasciare da parte uno o due pezzi di quella torta, nel caso arrivi qualcuno all’ultimo minuto… Delicatezze, scrupoli, pensieri. Oppure, anche qui, scelte: decidere che, chi c’è, se la goda. “Mi spiace, è finita, non pensavamo saresti arrivato…”.

Già, in fondo la felicità è una questione di tempi, di attimi. Coincidenze. Un treno che passa. Magari uno di quei treni locali, pure mal ridotti, vecchi e un po’ sporchi, che però a te andrebbe benissimo per arrivare a destinazione. Lì dove sai che potrai mettere, sulla tua bilancia della vita, quel “peso” da cinque grammi. E scoprire che era esattamente come pensavi. Che la felicità è un piccolo desiderio che si avvera. Ma se non dipende da te, se non basta il biglietto per assicurarti la certezza del viaggio, della meta, devi fartene una ragione e basta. Riprendere il tuo zaino e riprovarci la prossima volta. Se ci sarà una prossima volta.

Magari puoi prendere in considerazione l’idea di cambiare destinazione, di cercare nuovi stimoli, nuovi sogni. Costruire altri desideri che possano darti la possibilità di essere felice. Per dire: chi di noi appassionati di calcio non ha sognato almeno una volta nella vita di indossare la maglia del Grifo e di segnare un gol sotto la Curva Nord ? Non la chiamano felicità quelli che ci riescono ? Però sul piatto della tua bilancia della vita, per tante ragioni, nel tempo scopri che quel “peso” non ce lo metterai mai. Che ce ne saranno altri, diversi. Che quella cosa non troppo durevole chiamata felicità, potrai comunque assaporarla altrove. Magari non sul manto erboso, ma in Tribuna Stampa, col microfono dello speaker in mano, ad annunciare il gol di Calori in un Perugia-Juventus che entrerà nella storia come una delle partite più “incredibili” viste allo stadio Curi. E, pensandoci bene, in fondo, anche quel treno lì, passò per puro caso. Qualcuno decise che quella fetta di torta, era per me.

E’ un esempio banale, forse sbagliato, ma porta alla meta vera, alla fine del viaggio. Perché, alla fine del viaggio, non sarà importante contare i “pesi” sulla bilancia della felicità… Ma piuttosto sapere che ci sono persone che hanno avuto a cuore la nostra felicità, che hanno amato e rispettato i nostri sogni, i nostri desideri. Con garbo, con tatto, dandoci il loro sostegno e facendo quanto era nelle loro possibilità perché noi li realizzassimo. Quelli che hanno preso una fetta della loro torta e, in modo sincero e generoso, ce l’hanno fatta gustare.

E’ ovvio che nella vita di ognuno di noi ci sono stati e ci sono momenti felici. Molti di quelli passati me li sono dimenticati. Meglio sapere e ricordare che, grazie a noi, la felicità, era negli occhi di chi ci stava davanti.

Quindi, non chiedermi più se sono felice. Chiedimi se ho fatto il possibile perché tu fossi felice. Perché se la risposta si avvicina ad un sì o almeno al pensiero di averci provato, la felicità, quella vera, allora, l’ho toccata anche io…

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