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Marco Cruciani

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Pensieri in libertà


Il mio sport è differente

Pubblicato da Marco Cruciani su 5 Gennaio 2015, 14:00pm

Il mio sport è differente

Una delle cose più stucchevoli del calcio è quella della “non esultanza” degli ex. Quel frustrare il momento più esaltante di una partita di calcio, con la gestualità propria di chi tende a scusarsi, con un “atteggiamento fisico” quasi impassibile, nel momento in cui l’atleta dovrebbe invece esplodere di gioia. “Non ho esultato, perché qui ho vissuto quattro anni bellissimi e ho ricevuto tanto affetto. Non ho festeggiato per rispetto di un ambiente che mi ha dato tanto”. Le dichiarazioni del dopo partita di un giocatore di serie A. Ma ormai è sempre più frequente anche dichiarare in anticipo la propria volontà “tafazziana” di autoflagellarsi in caso di gol all’amatissima ex squadra. Credo, con un filo di mancanza di rispetto verso i propri nuovi tifosi. Quelli che oggi tifano per te, perché vesti la maglia della loro squadra, che magari spendono qualche soldino per venire a vederti e si aspettano da te la giusta consacrazione dell’essenza del gioco: il gol. Mah… Per fortuna, il mio sport, è differente. Nel mio sport, l’atleta non ha il tempo di pensare a certi dettagli mortificanti. Nel mio sport, di gol, di punti, ne puoi, ne devi, segnare a raffica. In battuta, in attacco, a muro… Il tuo unico obiettivo è fare il massimo per la tua squadra; sei un anello insostituibile del meccanismo di squadra, anche dal punto di vista mentale. I tuoi compagni sanno che possono fidarsi di te, che, “durante”, non tirerai il braccio indietro, non ci metterai meno forza nel cercare di difendere ogni pallone, che non starai lì a pensare come, quando e se esultare. I tuoi compagni, quando metterai palla a terra, vorranno vedere i loro stessi occhi nei tuoi: gli occhi della tigre. Che è lì per sbranare, sportivamente, l’avversario. Anche se tu fino a qualche mese fa vestivi quella maglia. Anche se dall’altra parte c’è il tuo ex compagno di camera di tante trasferte, il tuo ex allenatore, il massaggiatore, i dirigenti, i tifosi che ti amano come se tu non te ne fossi mai andato. Ma il tuo sport è differente. Sai che farai oltre venti punti, ma non ci pensi nemmeno lontanamente a dichiarare che non esulterai, che ti dispiacerà, perché qui… Non esiste. Perché il nostro sport è differente. Perché c’è il tempo dei saluti e quello della partita. Che ognuno deve giocare per se, per la sua squadra, per i suoi tifosi. Se, per dire, sabato scorso, Petric non avesse fatto il Petric, se avesse giocato con la “faccia triste dell’ex”, avrebbe fatto qualcosa che non si è mai visto, avrebbe snaturato se stesso, offeso la pallavolo, i suoi tifosi e perfino quelli che l’hanno sostenuto fino ai mesi scorsi. Ma il nostro sport è differente. E Petric, come doveva, ha fatto il Petric. Orgogliosi che sia stato dei nostri per tre stagioni e che è anche un po’ merito di Perugia se è diventato il campione di oggi. Noi, a muro, non ci abbiamo messo e non ci metteremo meno forza per fermarlo, ogni volta che sarà dall’altra parte della rete. C’è il tempo dei saluti e c’è il tempo della partita. Da finire a braccia alzate, sempre, tutti insieme. Vincere ed esultare. L’unica forma di rispetto che ci piace. Soprattutto negli ex.

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