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Marco Cruciani

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Pensieri in libertà


Il bambino con le orecchie a sventola

Pubblicato da Marco Cruciani su 30 Gennaio 2015, 13:15pm

Il bambino con le orecchie a sventola

C’era una volta un bambino con le orecchie a sventola. O, forse, non erano più “a sventola” di tante altre, le sue orecchie. Ma si sa, come sono fatti i bambini, come nascono e si sviluppano certe dinamiche. Quello della presa in giro è un gioco tra i più classici che esistano, soprattutto nel contesto della prima socializzazione extra familiare dei bambini, quello della scuola elementare. Dove c’è pure quello un po’ più “brillante” degli altri, che affibbia un soprannome a tutti… Scegliendo magari, proprio quel particolare, quella cosa, che serve per metterti un po’ in ridicolo. Gli occhi storti, i capelli rossi, gli occhiali, le orecchie a sventola, il fatto che sei un po’ più robusto degli altri. E così, diventi il quattrocchi, il roscio, il ciccione, il padellaro. Oggi lo chiameremmo nickname, il soprannome. Ma non è questa gran cosa, avere un soprannome, specialmente da piccoli, specialmente se è riferito ad un qualcosa di fisico, del tuo aspetto fisico. Perché, i ragazzini, quando vogliono, sanno essere ragionevolmente crudeli. Forse anche cattivi. Il tuo nickname, diventa il pretesto per una sopraffazione verbale, che nasce sempre da qualche parte… Da un’invidia, da un’antipatia, da un bisticcio, da un voto più alto, dalle scarpe nuove, da qualche discorso sentito tra le mura di casa… E allora il tono, l’espressione, la forza con cui vieni chiamato col tuo “nickname”, fanno di quel “padellaro”, che già non è bello di per se (c’è la variante “Dumbo” o “elefantino”, ma la sostanza della ferita non cambia…), una vera, autentica, dolorosissima frustata. Che c’entrano con te, le orecchie a sventola ? Che mica hai fatto niente di male per averle così… Che poi tu, non sei “le orecchie a sventola”. Hai tante altre cose per poter essere considerato come tutti gli altri, hai un mucchio di cose interessanti da offrire, oltre quelle famose “padelle”. Ma tant’è. Eppure, facendo un passo indietro, non era cominciata così. Ovviamente. Anzi, la storia era iniziata in modo completamente diverso. Perfino speciale. Perché in quella classe lì, la classe del “bambino con le orecchie a sventola”, di ragazzini con delle “cose diverse” ce n’erano. Handicap. O qualche problematica comunque. Ma, alla mamma e al papà del “bambino con le orecchie a sventola”, l’avevano spiegato molto chiaramente. L’handicap non è un problema. L’handicap, in classe, è una risorsa. Diventa uno strumento formidabile, che permette alle insegnanti di lavorare sull'educazione al rispetto e all'accettazione di se stesso e dell'altro e, ai bambini, permette di fare, già in tenera età, un’esperienza di crescita speciale. Bellissimo. Un seme così importante, quello dell’accettazione dell’altro, piantato a quest’età… Cosa vuoi di meglio ? Il “problema” che diventa progetto, occasione, motivo di educazione. Perfetto. Solo che… Solo che, le cose cambiano, col tempo. Come cambiano le persone. Che finiscono per pensare soprattutto ad altro… Ai programmi, agli obiettivi, alle asticelle da alzare sempre di più, alle valutazioni, alle eccellenze da “costruire” … magari per vendersi meglio, per tenere altro il proprio profilo di “ottimi insegnanti”. E così l’handicap, il “problematico”, torna ad essere quello che è. Un diverso. Uno con cui magari c’è sempre meno da condividere, accettare, capire. Qualcuno se ne occuperà… E accanto agli handicap “classici” (che espressione infelice, pardon…) nascono handicap nuovi, nuove diversità da “trascurare”. Come quella del “bambino con le orecchie a sventola”. Il nuovo diverso. Ecco. Il percorso è completo. Già. Pensiamo ai voti, al “mandare alle medie” bambini superpreparati, che tengano alto il nome della scuola da cui provengono. E il “bambino con le orecchie a sventola” ? Ha voti discreti. No guardi, a me, dei voti, non me ne frega proprio niente. Vorrei sapere se è sereno, perché a me non pare… Vede, a me importa, oltre che della didattica e del rendimento, anche della sua autostima, di quanto si sente accettato, anche per i suoi eventuali difetti. Fisici o caratteriali che siano. Non ha notato nulla, eh ? Ok. I genitori del “bambino con le orecchie a sventola” risalgono in macchina, per niente sollevati dalle parole dell’insegnante. La radio passa una vecchia canzone di De Gregori. “La leva calcistica della classe '68”. “...il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette…”. Già, il ragazzo si farà. Strada facendo, con le sue forze. Anche senza l’aiuto della scuola. Col tempo, me ne sono dimenticato. Sì, da solo. Delle mie orecchie a sventola…

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