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Marco Cruciani

Marco Cruciani

Pensieri in libertà


Lo spettacolo più bello del mondo

Pubblicato da Marco Cruciani su 28 Luglio 2014, 07:43am

Lo spettacolo più bello del mondo

Questo pezzo ho iniziato a scriverlo, con calma, circa un mese fa… Aggiungendo, limando, cambiando qua e là, un po’ alla volta. Vivendo le cose e le emozioni dei giorni che scorrevano. Così ti accorgi che scrivere è… come la vita, che ci cambia ogni giorno - a me e Roberta succede da più di sedici anni a questa parte - aggiungendo, togliendo, cambiandoci. Come dice una vecchia canzone, viviamo… “sognando, guarendo, suonando, seminando. Volando, cadendo, guidando i figli e le città”…

Figli. Che parola, che avventura… Sì, è proprio un’avventura ed è la più straordinaria che ti possa capitare. Una cosa così intensa, che ogni volta che provi a rileggerla, sfogliando magari vecchie pagine, devi prendere proprio una bella boccata di ossigeno... Anche perché ci vuole proprio fiato per scovare … una stagione “facile” o qualcosa di “scontato”, in questo tipo di esperienza. Ogni periodo della vita di una creatura che ti cresce accanto ha le sue problematiche, le sue piccole o grandi difficoltà e i suoi momenti che resteranno sempre con te… Anche se oggi, riguardando certe vecchie foto, testimonianza di un tempo che sembra lontano anni luce, fai quasi fatica a riconoscerti e non sai davvero cosa pensare... O forse sì, perché, insomma, anche se non era facile allora, come non lo è oggi, tutto sommato, siamo sopravvissuti ! I ragazzi alla nostra “impreparazione”, alle nostre tante prime volte, alle mille domande che ci siamo fatti strada facendo, e noi genitori a tutti i loro infiniti, quasi quotidiani tentativi di farci …dannare. In fondo è perfino buffo pensare, oggi che abbiamo accanto un ragazzo di quindici anni, che è come se non fosse cambiato niente... Quando aveva poche settimane, pochi mesi, dovevamo indovinare cosa aveva, perché piangeva, soprattutto perché… ma perché… perché non dormiva… !!! Dovevamo capire, interpretare, forse addirittura indovinare dai silenzi, dai “grugniti”, dai respiri, dalle smorfie… Un po’ quello che capita a volte anche oggi, si proprio adesso che potremmo trovare mille modi e mezzi per comunicare… Ti ritrovi a domandarti cosa c’è dietro i nuovi silenzi, i nuovi grugniti, dietro qualche inevitabile mutismo, alle risposte nascoste chissà dove… Tutto cambia, perché non cambi nulla ? No, cambia, eccome se cambia… E mentre accade, mentre i giorni passano e nemmeno te ne accorgi, si cresce, continuando a camminare insieme. Non sono soltanto loro a crescere, a scoprire il mondo trovandoci se stessi; anche noi abbiamo fatto e facciamo la nostra strada, il nostro percorso, attraverso le strade che i ragazzi ci hanno fatto percorrere. Un cammino fatto di salite anche ripide, di fugaci discese e brevi tratti pianeggianti. Lo affrontiamo continuando di sicuro a fare errori (noi, senza vergogna, non ce ne risparmiamo proprio nessuno…), a sbagliare qualche strada, interpretando a volte in modo errato i “segnali”, finendo per prendere qualche inevitabile buca… Ci sta tutto, nel viaggio della quotidianità, alla ricerca di quello che riteniamo possa essere il nostro modo migliore di interpretare il ruolo che Dio ci ha assegnato... E oggi, se ti fermi un attimo a sfogliare un album di vecchie foto… e poi alzi la testa… ti accorgi di avere accanto questo stangone di centottanta centimetri, che ti pare fin troppo grande e grosso per i suoi quindici anni e ti sorprendi quasi a chiederti com’è possibile che sia già così… Da dove è sbucata questa meraviglia… in cui ogni giorno scopri qualcosa di nuovo. In un angolo nascosto del tuo e del suo cuore, c’è sempre qualcosa che ti sorprende, ti lascia senza parole, ti commuove e riempie di orgoglio… Quindici anni… Ma ti ricordi qualcosa dei nostri ? Insomma… Magari bisogna fare due conti… Per chi scrive era il 1980. La strage di Bologna, il terremoto in Irpinia, il calcio scommesse col Perugia di Paolo Rossi invischiato fino al collo, il primo anno alle superiori… Pochi flash di un’epoca lontanissima, di un tempo che non c’è più, chiuso nei cassetti della memoria... La cosa più semplice, che ci diciamo tante volte, è che, almeno noi, a quindici anni, eravamo molto più “broccoli” dei quindicenni del 2014… In questo tempo che scappa veloce, che ha cambiato il mondo e continuerà a farlo molto più rapidamente di quanto immaginiamo, chissà se la sfida vera è “restare al passo”, provare comunque a non farsi staccare troppo da quest’epoca in cui crescono rapidamente i nostri figli. Oppure lasciare che questo mondo corra veloce con le sue mille tecnologie, continuando ad affidarci a vecchi ingredienti, come il buon senso e tanto cuore: sono loro che ci hanno sempre guidato … Se poi, forse prima di quanto successe ai nostri tempi, i ragazzi ci vedono già come “oggetti” superati, vecchi, un po’ bolliti… non ce la prendiamo. Ci sta, fa parte del gioco. Ne conosciamo le regole, di questo grande gioco della vita e le accettiamo, continuando, grazie al Cielo, come sempre, a fare la nostra parte. Tante volte, sopra un palcoscenico o in un palasport, ci siamo detti: è bello esserci. Ecco, vale anche qui, soprattutto qui. E’ bello esserci, provarci, avere la possibilità di fare del nostro meglio. Si, la fortuna di esserci, è la parte apparentemente banale della storia, la più scontata. Ma non è così, lo sappiamo bene. Perché se ti guardi intorno, ti accorgi che non c’è niente di scontato, che la vita non è facile, per niente, che può prendere strade complicate e imprevedibili… Per questo, più che mai, ogni giorno di più, è bello esserci. Non è scontato, non è banale. E’ quello che rende bella la fatica di ogni giorno, la paura di non farcela, l’angoscia, lo zaino qualche volta un po’ più pesante da portare… Ma siamo qui, grazie al Cielo. Anche a farci domande semplici, come: dove la ordiniamo la torta per il compleanno di Andrea ? Non è ovvio per niente. E’ tutto un dono, prezioso, preziosissimo. Come ogni giorno che abbiamo passato e passiamo accanto ai nostri ragazzi. Per questo, alla fine di questo percorso, di questa specie di “autoanalisi”, riguardare certe vecchie foto non è davvero inutile: è guardarsi indietro e scoprire quanta strada abbiamo fatto, quanto siamo stati fortunati, quante scarpe abbiamo consumato, quasi sempre da soli; ops: un sassolino… già, da soli, perché è facile fare i “maestri”, salire in cattedra e bacchettare… ma dentro certe nostre scarpe logore, consumate, anche sfondate, ci sono finiti sempre i nostri piedi… E sarà ancora così, finché Dio vorrà. Andiamo avanti per questa strada, certi che non siamo perfetti, che continueremo a sbagliare, prendendoci sempre e comunque tutta la responsabilità degli errori che faremo. E ci lasceremo stupire dai nostri ragazzi, continueremo a chiederci se c’è davvero qualcosa di nostro in quello che fanno… Continuiamo a pensare che quello che hanno dentro, nella testa e nel cuore, quello che sono, è tutta roba loro. Che è tutta meravigliosa farina del loro sacco e siamo contenti che sia così, che ce l’abbiano, questa farina, e che la impastino sempre come vogliono, facendone l’uso migliore possibile. Noi, siamo spettatori della meraviglia che è, vederli crescere. Paghiamo il biglietto, ogni Santo, Benedetto, Giorno, e ci godiamo questo spettacolo. Perché, per noi, vedervi crescere è, davvero, lo spettacolo più bello del mondo…

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