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Marco Cruciani

Marco Cruciani

Pensieri in libertà


Vela bianca

Pubblicato da Marco Cruciani su 18 Giugno 2014, 13:15pm

Vela bianca

Sensazioni. Quell’insieme di piccoli segnali che catturano la tua attenzione. Come qualcuno che con un buffetto sulla spalla ti dice: ehi, ti sei accorto di questa cosa ? Sì, avere l’impressione di essere davanti ad una bella storia, da provare a raccontare cercando di capire qualcosa in più, filtrando le informazioni e trasformandole in emozioni. Ci proviamo. Partendo, come avevamo scritto tempo fa, da un simbolo, da un marchio. Che poi non è uno solo, perché insieme a quel marchio ce ne sono altri. Metterli insieme è stata l’idea. In questi tempi in cui fare sport è sempre più complicato, diventa vitale mettere da parte anche il campanile e, con molto buon senso, provare a percorre strade nuove. Monteluce, San Sisto, Sirio. Tre storie (e che storie !) che decidono di diventare una storia sola. Pallavolo Perugia: non potevano scegliere nome migliore. Tra quei tre simboli, di tre realtà diverse, c’è quello che è nel cuore di ogni amante del volley perugino. Quel cerchio con lo sfondo blu, una grande stella gialla e una scritta rossa, rossa come la passione per questa leggenda dello sport che è stata la Sirio Perugia. Ne sono stato la voce all’Evangelisti per una vita e ogni volta che vedo da qualche parte, su una maglietta, un poster, una foto… quel logo, è un brivido. Sapere che qualcuno, anche con quel marchio, ha lavorato per riportarlo su un palcoscenico nazionale ti fa sentire orgoglioso e grato allo stesso tempo a chi è stato artefice di questa impresa. Per questo, abbiamo cercato di capire, di sapere qualcosa di più. Scoprendo che è stata una storia, una bella favola, di quelle dove non mancano le difficoltà, dove ci sono lupi, streghe e malefici, ma dove alla fine, finisce tutto con un sorriso e qualche dolcissima lacrima. Questa stagione, come tutte, è stata un lungo viaggio, iniziato salendo tutti sulla stessa nave, tutti insieme, si proprio tutti insieme, ognuno con i suoi pregi e i suoi difetti, chi con le medaglie conquistate in altre imprese, chi con la paura dei novizi, chi con le cicatrici lasciate da brucianti sconfitte passate, ma tutte con la sensazione, per non dire la certezza, di aver messo insieme un bell’equipaggio. Quello giusto per arrivare fino in fondo, da vincenti. Sempre insieme. Insieme come un mantra, come la stella che illumina il cammino, come il faro del porto scelto dalla nave per completare il suo viaggio. Insieme, consapevoli che ogni tratto di mare sarebbe stata una prova da superare, che ci sarebbero stati scogli appuntiti da evitare, che ogni mare ha i suoi pirati che attaccano la tua nave, per conquistarla, esibire il tuo vessillo, farsene beffe. Lupi, streghe, malefici, tempeste. C’è tutto. C’è anche qualcosa che accade dentro di te, strada facendo. Sono le assenze impreviste, gli infortuni. C’è qualche palla “malvista” che però fa parte del gioco e te ne lamenti il giusto, possibilmente. Ci sono quegli ostacoli che proprio all’inizio del viaggio, possono farti perdere subito la rotta. Ci sono i naufragi inattesi come quello di Chiusi a complicare la prima parte del tuo viaggio, al punto da far sembrare la tua meta troppo lontana. Alla fine del girone di andata, il primato dista tredici miglia marine. Un’enormità. Ma un viaggio, come tutti i viaggi, non ha solo una meta; serve prima di tutto a conoscere se stessi, a capirsi, a crescere, a mettere a disposizione degli altri le proprie risorse. Ad accettare ed accettarsi. A lavorare con dedizione agli ordini del comandante e degli ufficiali. Anche quando ti sembra che non funzioni niente, l’equipaggio migliore è quello che recepisce la lezione con umiltà, la usa per continuare il viaggio rinforzando le vele, fissando meglio le cime, continuando a credere che l’albero maestro sia indistruttibile. Indistruttibile, proprio come te. Solo così puoi credere che una classifica come quella della regular season e la conseguente griglia dei play off, possono essere una grande opportunità. Lo fu per una grande Sirio del passato chiudere la regular season al quinto posto per vincere comunque lo scudetto. Lo è stata per le ragazze di Luca Tomassetti, finire quarte per conquistare la promozione in B2. L’ultima parte del viaggio di questa nave, è diventato epico. E’ la favola che ti regala le pagine più emozionanti, più cariche di pathos, di adrenalina. Quella che esce persino da certe foto pubblicate sul web, che trasmettono più di mille parole la voglia matta di queste ragazze ! Lo capisci subito, che lì c’è qualcosa di speciale, qualcosa ti dice: queste ragazze vinceranno. Immagini le loro facce all’allenamento e le vedi sprizzare fuoco ad ogni punto. Eccoli i veri occhi della tigre, loro ce li hanno davvero… Puoi persino immaginare cosa si diranno, le frasi che scriveranno per caricarsi in tutte le lingue del mondo… Che “pega fuerte” non è per caso, quella è forse la frase simbolo del Vangelo di un gruppo diventato sempre più forte. Non ho scelto la nave per caso, per raccontare questo viaggio. L’ho scelto dopo aver letto “Vela bianca”, un bel libro dello scrittore australiano Sergio Bambaren. E’ ovviamente la storia di un viaggio. Quando il viaggio sta per finire, su “Vela Bianca” si abbatte la tempesta che può far finire tragicamente tutto. L’ultima tappa, la finale dei play off, assomiglia alla tempesta di Vela Bianca. La tempesta ha il volto, la forza, le qualità di un avversario degno della finale; la tempesta è (perché certe cose si possono anche dire senza che nessuno si offenda) giocare in un ambiente difficile. La tempesta è un certo tipo di tifo. La tempesta ti arriva addosso e fa male. E’ un vento forte, è un temporale violento, è grandine che ti colpisce in faccia, è una sensazione di dolore che ferisce il corpo e la mente. La tempesta è una scelta. A noi non piace, lo abbiamo sempre detto, questo tipo di scelta. Ci piace il sostegno caldo, appassionato, colorato e rumoroso per la propria squadra. Ci piacciono quelli che escono dal palazzetto senza più voce, senza energie, quelli che non hanno sprecato una goccia di sudore per un gesto, una parola contro gli avversari. La tempesta è fatta per essere domata. Lo hanno capito Luca, Monica e Marco, lo sapevano Erika, Marta, Federica, Selina, Valentina, Martina, Maria, Alessandra, Francesca, Ayelen, Simona, Francesca, Elena, Michela e Sara. Che dalla tempesta si esce più forti. Che la tua nave è più forte della tempesta. Che sei allenato, pronto, carico, lucido e determinato ad affrontare la tempesta. Che tu sei la peggiore sconfitta per la tempesta. Perché sai come combatterla e puoi dimostrare che non serve a niente. Che anche se non lo sapevi… eri lì, fin dall’inizio, per portare la tua nave dentro la tempesta. Con ex “nemiche” diventate le tue compagne migliori, con persone che non conoscevi e che hai imparato ad apprezzare, con… quattro allenamenti a settimana più seduta video, più seduta pesi, ogni benedetta settimana, anche il primo di maggio, spinte da quel carburante inesauribile chiamato passione. Così, pronte a gettarsi finalmente dentro la tempesta, perché nella tempesta si “pega fuerte”, si sfiora l’impresa in gara uno, si rischia di affondare nel tie-break di gara due, si affronta gara tre con la certezza che la tempesta sta per finire. Che in lontananza c’è il sereno, c’è pace, si intravede il sole dietro le nuvole. Magari c’è finalmente anche quell’intervento ai legamenti di una caviglia… che può aspettare perché la tempesta ha bisogno anche di te. Vela Bianca è la storia di un viaggio in barca alla ricerca di se stessi. E’ diventata la storia… del viaggio di una squadra che ha trovato se stessa, attraversando il mare di questa stagione, con le sue gioie e i suoi dolori e, ne siamo certi, ne è uscita migliore. Si, anche vincente, ma forse questo è solo un dettaglio. O forse non lo è. Forse è un premio, giusto e meritato. Su quella vela bianca, i protagonisti del viaggio, tutti insieme, hanno scritto una lettera ed un numero: B2. Un marchio, un traguardo, un’impresa. Tutto o forse niente. Perché quello che conta davvero, sono i nomi scritti sotto quel marchio. Sarà difficile cancellarli. No, da quella vela, non si cancelleranno mai. Noi, una vela così, non l’avevamo mai vista. Non è un caso, se quei nomi… sono scritti su una vela, bellissima… Perché… ha la forma del cuore…

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