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Marco Cruciani

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Pensieri in libertà


Questa notte è ancora nostra

Pubblicato da Marco Cruciani su 5 Giugno 2014, 13:15pm

Questa notte è ancora nostra

“Io mi ricordo…”, mi viene in mente l’incipit di una bellissima canzone di Antonello Venditti, pensando ad una notte che è scappata via, portandosi dietro qualcosa di importante. Io mi ricordo, e saremo in tanti a ricordarci, quelle “dodici ragazze con un pallone… come i pini di Roma la vita non le spezza”… E ci ricorderemo quella sera di inizio giugno… Quando la scuola sta per finire, quando molto mondo del volley è già in vacanza, quando quasi cinquanta squadre che hanno giocato la serie B1 femminile 2013-2014, hanno già messo tutto nell’archivio dei ricordi. E invece loro no, loro erano ancora lì, in palestra, a sudare, a correre su e giù per lo stivale, da Perugia, ad Agrigento, a Caserta… a spendere le ultime energie di una stagione lunghissima di cui essere orgogliose, a cercare di far finta che gli acciacchi in fondo non esistono, perché c’è un propellente formidabile che ti spinge ad andare avanti, c’è un’adrenalina che si chiama “credere nei sogni” che circola ancora a mille nel tuo sistema nervoso, c’è ancora un motivo e che motivo per giocare… Giocare, sapendo che nel gioco che hai scelto non esiste il pareggio, ci sarà una squadra che vince e una che invece non ci riuscirà. Ancora di più, quando affronti una sfida ad eliminazione diretta, senza appello. Quando sai che non puoi sbagliare niente, devi essere lucido, cinico, devi stare attento a tutti i dettagli, in uno sport in cui sono pochi dettagli a fare la differenza. Dove c’è anche una parte di imponderabile come l’errore arbitrale che può non essere decisivo, ma può arrivare nel momento sbagliato e far inceppare qualcosa nei tuoi meccanismi, soprattutto mentali. La bellezza e la crudeltà dello sport si incontrano, si annusano, si scambiano continuamente di posto. Gioia e dolore sono lì, incollate al tuo sudore come le tue ginocchiere alla pelle. Ti fanno credere che.. eccola lì la vittoria, il tuo sogno ce l’hai in mano… E qualche istante più tardi tutto scappa via, la palla per chiudere non arriva, ne basterebbe una, una sola, un dettaglio, un soffio. Quell’automatismo provato e riprovato mille volte, quell’azione che hai ripetuto con successo chissà quante volte, questa volta non funziona. E ti lascia lì, vedere punto dopo punto il tuo sogno che si allontana. E’ andata così, in quella notte di inizio giugno di tanti anni fa, o forse era solo ieri sera, o chissà quante altre partite finiranno così. Magari al tie-break, magari avanti 14-10, e chi è avanti 14-10 non riesce a chiudere. Come quell’altra volta… A Novara, era l’11 maggio del 2003, gara quattro della finale scudetto, con la Sirio Perugia che conduceva la serie 2 a 1. Si va al tie-break. L’Asystel Novara è avanti 14-11. Basta un punto, uno solo . Vuoi che gente come Pirv, De Carne, Anzanello non riesca a fare un punto ? E invece no. Non ci riescono. Vince Perugia 17 a 15 ed è Scudetto, il primo per le ragazze guidate da Massimo Barbolini. Lo sport è bellissimo e crudele. Ti permette di arrivare ad un passo dal sogno, ma te lo fa solo sfiorare. Lezione amara che dobbiamo accettare, prendendoci il tempo che serve per metabolizzare. A noi che guardiamo da fuori, anche per cancellare certe brutte scene che abbiamo visto ieri sera sugli spalti dell’Evangelisti. Quella è la parte orrenda dello sport. Quella non è la pallavolo. Non è lo sport che amiamo e conosciamo. Ad un certo punto, il nostro sguardo ci ha portato lassù in alto. Verso l’immagine di Stefan Vujevic. A pensare… Scusaci Stefan per una parte dello spettacolo che hai visto ieri stasera, c’è da vergognarsi e noi lo facciamo per chi invece probabilmente, la vergogna non sa nemmeno cos’è. Ma c’è stato per fortuna dell’altro. Lo ha scritto pochi minuti dopo la fine della partita anche Ilio Liberati, formidabile Assessore allo Sport del Comune di Perugia, che arriva alla fine del suo mandato amministrativo e lascia in noi già un profondo senso di nostalgia per la passione, la professionalità e l’impegno sincero con cui ha svolto il suo lavoro al servizio della comunità e dello sport. Ha scritto Ilio: “Sono rimasto colpito anche da un'altra cosa: dalla partecipazione e dall'affetto dei tifosi del PalaEvangelisti. Evidentemente, le ragazze se lo sono meritato”. Si, se lo sono meritato. Lavorando con passione dall’inizio alla fine di questa stagione. Ho scelto proprio la foto scattata da Ilio Liberati per accompagnare queste righe, perché questo, nella tristezza di un risultato sfumato è davvero qualcosa di speciale per il pianeta Gecom. Che due anni fa ha deciso di fare una scommessa rischiosissima. Ha scelto di giocare all’Evangelisti, ha scelto Perugia, ha scelto di calcare quel palcoscenico che per la pallavolo femminile è la Leggenda dello sport perugino. E questa immagine, questo muro umano che ha seguito l’ultima sfida stagionale delle ragazze di Fabio Bovari, di Massimo Patiti, di Antonio Bartoccini e di tutte le persone che hanno lavorato a questo progetto è una vittoria, un risultato bellissimo, un traguardo e soprattutto un punto di partenza per continuare questo progetto con ancora maggiore determinazione. Soprattutto dopo aver vissuto il volto crudele dello sport. Quello che in una notte cancella il tuo sogno, quello di Luisa, Francesca, Cristina, Giorgia, Jessica, Corinna, Alessia, Valentina, Alessia, Silvia, Giulia e Giulia… Che, con i loro tempi, “si sveglieranno” da questa “notte di sogni, di coppe e di campioni”, cancelleranno le lacrime, la facce tristi che hanno accompagnato la loro uscita dal rettangolo di gioco e forse ricorderanno solo l’applauso di tanti “amici intorno che… viene voglia di cantare”, che ti fanno tornare prima di quanto immagini la voglia di giocare, di tornare in palestra e ricominciare a costruire un nuovo sogno. Questa è la parte più bella dello sport: dopo un po’, si ricomincia a sognare. Si sistemano le coperte, il cuscino, e si ricomincia. Certo ! Perché, davvero, davvero: questa notte, è ancora vostra…

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