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Marco Cruciani

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Pensieri in libertà


Un Ponte sull'eternità

Pubblicato da Marco Cruciani su 6 Maggio 2014, 13:15pm

Un Ponte sull'eternità

Questa invece è un’altra storia. Sempre di volley, ma un po’ diversa. Di quelle storie che difficilmente trovano spazio e titoli sufficienti, anche nelle pagine dedicate allo sport. Sabato sera si è giocata l’ultima partita casalinga della stagione, anche per le ragazze del Ponte. La vittoria nel derby con il Gubbio ha blindato il quart’ultimo posto, che non significa salvezza diretta, ma vale una sorta di pole position in chiave ripescaggio. La morìa di squadre che si registra in estate, lascia aperta questa porta ad un sodalizio, quello targato OMG Galletti, che da tre stagioni milita con orgoglio nel campionato nazionale di serie B2. Eravamo al Cva di Ponte Valleceppi con dei cari amici e nel dopo partita, uno di questi, osservando il coach, Roberto Macellari, impegnato a rimettere a posto il seggiolone dell’arbitro, mi ha chiesto con un filo di stupore: “Ma qui l’allenatore fa anche questo ?”. Eh sì, amico mio, qui l’allenatore dopo la partita, non ha il problema delle interviste… ma quello di rimboccarsi le maniche e rimettere ordine tra gli “arnesi del mestiere”. E se pensate che questa cosa gli pesi, non conoscete né l’allenatore di cui si parla, né questa pallavolo. Che è ancora una pallavolo “antica”, genuina, fatta in casa, pura. Quel volley, ed è giusto sottolinearlo, solo sfiorato dal concetto dei rimborsi e dunque ancora giocato per quello che è il vero motore delle cose speciali: la passione. Quella che ci mettono i dirigenti, i tecnici, le ragazze e tutti quelli che la seguono con l’affetto che si prova per qualcosa che è come “casa tua”. Quella pallavolo che si gioca da sempre nel caro, vecchio, insostituibile Cva, dove sono passate decine di ragazze, dove sono nate amicizie che durano nel tempo, dove si è vinto e si è perso e dunque dove non sono mancati tanti sorrisi e pure qualche arrabbiatura. Ho l’onore di accompagnare con la mia voce questa avventura sportiva (compatibilmente con tanti altri impegni…) e lo faccio con il piacere che puoi provare… ogni volta che, anche tu, “torni a casa”. Perché tutti noi che “veniamo da lontano” siamo partiti da un Cva (centro di vita associata), queste strutture tutte uguali, che hanno rappresentato dagli anni settanta in avanti dei punti di riferimento imprescindibili per la vita dei paesi e delle frazioni. Il Cva è stato la palestra della scuola, il luogo in cui si svolgevano le feste di carnevale e le assemblee paesane. Il Cva, quello di Castel del Piano per noi, è stata la culla della nostra pallavolo. Una culla meravigliosa, calda, forse non bella ma perfetta per ognuno di noi. Lì sono nate amicizie, amori, lì ognuno di noi ha vissuto qualcosa che ricorderà per sempre e lì, ovviamente, è avvenuta la prima trasfusione del “virus pallavolistico” da cui, grazie al cielo, non siamo più guariti ! Lì abbiamo perfino iniziato a divertirci con una telecamera ed un microfono… Come possiamo non amare, davvero, il volley dei Cva… Ci ritroviamo noi stessi e tutte le ragazze che hanno giocato con noi… Oggi si chiamano Luisa, Elisabetta, Martina, Francesca… allora erano Dania, Sabrina, Vilma, Daniela… C’è un filo invisibile e un po’ magico che lega tante storie come se fosse una sola grande storia. “Che ci fa sentire amici, anche se non ci conosciamo e che ci fa sentire uniti anche se siamo lontani”. Uniti dall’aver percorso le stesse strade, lastricate di palloni, ginocchiere, spogliatoi… Dall’aver condiviso le stesse gioie e aver pianto le stesse lacrime. Forse per questo, per esempio, una squadra rimane sempre una squadra, la tua squadra. E fra qualche lustro, come è accaduto alle ragazze “del Cva di Castel del Piano” poco tempo fa, anche le ragazze del Ponte forse si ritroveranno nello stesso posto, con qualche ruga in più, con mariti e bimbi al seguito, a ricercare e soprattutto ritrovare le stesse emozioni. Se sei passato per un Cva non puoi non credere che succerà. Anche alle ragazze del Ponte. Che, insieme, rincorrendo un pallone ed un sogno sottorete, senza saperlo, un ponte, l’hanno costruito davvero. Nel cuore, un ponte, sull’eternità…

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