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Marco Cruciani

Marco Cruciani

Pensieri in libertà


Tempo

Pubblicato da Marco Cruciani su 13 Maggio 2014, 19:15pm

Tempo

Almeno una cosa l’ho imparata. Che ci vuole tempo. Che il tempo è spesso una unità di misura “indefinita”. E che, soprattutto, ognuno ha i suoi tempi. C’è quello brillante che capisce subito al volo l’argomento nuovo spiegato dal prof. e quello che lì per lì, si sente come catapultato su un pianeta sconosciuto. Quelle stesse parole per Tizio sono come bere un bicchiere d’acqua fresca. Per Caio, quello stesso bicchiere sembra pieno di sabbia. E a Caio, la sabbia, da bere, non è mai piaciuta. Caio ha i suoi tempi, le sue modalità. Magari si rilegge con calma l’argomento per i cavoli suoi, rielabora, riflette, cerca una strada sua. E arriva comunque “a destinazione”. Così come c’è chi cade. Chi, nel bel mezzo della corsa, non riesce ad evitare l’ostacolo e finisce “per le terre”. Non tutti ce la fanno a rialzarsi con la stessa velocità, ripartendo di slancio. C’è chi lo fa come un fulmine: si toglie in un baleno la polvere da dosso e ricomincia imperterrito la sua corsa. Ma ci sono anche quelli che rimangono spiazzati dalla loro stessa caduta, che la vivono come un fallimento, che pensano di non potersi rialzare più. Ma anche loro, con i loro tempi, ce la faranno. A scrollarsi di dosso la stessa polvere, la vergogna, il senso di frustrazione, il dolore. E, a testa alta, riprenderanno il cammino. Magari con qualche elemento in più… per evitare future cadute. Ognuno ha i suoi tempi, le sue modalità, le sue certezze. E tanti dubbi. Per esempio, davanti ad una porta chiusa, che non ci sia modo e chiave per aprirla. Spesso la chiave non è solo un pezzo di ferro. E’ un oggetto virtuale che costruiamo dentro di noi, superando certi momenti di sconforto… Quelli che, proprio davanti ad una porta chiusa, ti fanno venire una voglia matta di scappare. Ma almeno una cosa l’ho imparata: che ci vuole tempo. Che ci metterai quello che ti serve per aprire anche quella porta “impossibile”. E che spesso avrai accanto persone che ti forniranno gli strumenti sbagliati… Un piede di porco, qualche attrezzo da scasso, un trapano, dei martelli. Tutte cose, di cui, in quel momento lì, non hai proprio bisogno. Mica è facile da spiegare… Perché il problema non è semplicemente “aprire la porta”. Il “problema” è accettare l’idea di dover entrare in un posto nuovo, non trovarci le solite facce, doversi inventare un nuovo modo di essere, in quel nuovo ambiente. Ma questo non tutti lo capiscono. E allora bisogna prendersi e custodire gelosamente i propri tempi. Quelli, passati i quali, ci si scoprirà sicuramente più forti. Magari con la scorza un po’ più dura. E in grado di accettare nuove sfide. Si, questa è un’altra cosa che ho capito. Quando sei davanti a quella porta e vedi arrivare uno con la scatola degli attrezzi, la prima cosa da fare è spiegargli che non hai bisogno di lui. Che quello che ti serve per aprirla ce l’hai. Ma sarai tu, a decidere come e quando usarlo. Perché la porta del cuore, non si apre mai col cacciavite. Ci vogliono mani delicate. E, una combinazione segreta. Quella, come sempre, la conosci solo tu…

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